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Across the Universe

Europa 20 dicembre 2007
di Tommaso Giuntella

Che ci piaccia o no, i nostri anni saranno ricordati come quelli del reality. Sempre più sembra oggi necessario che una produzione cinematografica o televisiva dipinga la nostra vita, i nostri difetti, la nostra noia. La favola non vende, l’autore è più spesso ostaggio della pancia del pubblico che non impulso per nuove riflessioni. In questo clima ci piace sapere che qualcuno pensa ancora a farci sognare. Cos’è Across the Universe se non un sogno, di quelli un po’ ovattati, in cui luoghi fisici e luoghi della memoria si fondono e si confondono, l’amore è un sospiro e il mondo un’argilla imperfetta che si presta alla nostra volontà di migliorare. Un film democratico, e non solo per i continui riferimenti all’America degli anni ’60, quella del pacifismo e dei diritti civili, l’America dei cortei ma anche di certa musica che contribuì a costruire una volontà di rinnovamento positiva e senza ideologie totalizzanti. [Continua...] Un film democratico perché ci proietta in tutto il fascino e in tutte le contraddizioni degli Stati Uniti di quegli anni, visti con gli occhi di un operaio inglese di vent’anni e di uno studente svogliato e, soprattutto, rivissuti attraverso i testi dei Beatles. Quasi un musical, Across the Universe si serve dei quattro di Liverpool con un’arguta intuizione: non traduce in pellicola quel che i Beatles esprimevano nei loro testi, bensì quel che noi abbiamo sognato ascoltandoli. I loro brani forniscono il testo e la musica ai dialoghi del film, ma in contesti e situazioni del tutto diversi da quelli originari e senza che i Fab Four vengano mai citati. E anche i nomi propri sono allusivi ma ricontestualizzati: la padrona di casa, una cantante in cerca di successo, si chiama Sadie, dr. Robert (interpretato da Bono) è un guru eco-pacifista, quanto ai protagonisti chi potrebbero essere se non Lucy e Jude? Across the Universe non cede mai alla tentazione del mito e tantomeno a una facile critica sociale degli anni ‘60, neppure quando la tv annuncia la morte di Martin Luther King e nel contempo si acuisce la violenza dei movimenti contestatori. Un film democratico, dunque, che ripone le speranze di un mondo possibile nel grido All you need is love, invitando a non recriminare sul passato per costruire invece un futuro di impegno e partecipazione. I nomi di Lennon, McCartney, Harrison e Starr compaiono per la prima volta nei titoli di coda, come a dire “grazie, non tanto per quello che siete stati, quanto per quello che siamo noi oggi”.

Citazioniere

“E l'unica responsabilità che puoi assumerti nella vita è la tua. Ma devi assumertela pienamente."

Etty Hillesum

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