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	<title>Nientedigrave.it &#187; Films</title>
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		<title>Nientedigrave.it</title>
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		<title>Dove sono i &#8220;difensori&#8221; della vita&#8217;?</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 09:42:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Films]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri aperti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dove sono i buoni cattolici che tanto gridano e si dimenano quando si parla di embrione e nutrizione artificiale?
Non vedono e non sentono della morte che riempe il Mar Mediteraneo?
Non sono capaci di aprire anche su questo un &#8220;campo di battaglia&#8221; ?
Forse non vedono spiragli per lucrare voti all&#8217;elettorato bigotto-cattolico?
Dove sono i difensori della vita?
Perchè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">
<div id="attachment_458" class="wp-caption alignleft" style="width: 332px"><img class="size-full wp-image-458" title="f_4d1277404cf053aeeeb94b3a108b1c9c" src="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/f_4d1277404cf053aeeeb94b3a108b1c9c.jpg" alt="Immigrazione nel Mar Mediterraneo" width="322" height="240" /><p class="wp-caption-text">Immigrazione nel Mar Mediterraneo</p></div>
<p style="text-align: left;">Dove sono i buoni cattolici che tanto gridano e si dimenano quando si parla di embrione e nutrizione artificiale?<br />
Non vedono e non sentono della morte che riempe il Mar Mediteraneo?<br />
Non sono capaci di aprire anche su questo un &#8220;campo di battaglia&#8221; ?</p>
<p style="text-align: left;">Forse non vedono spiragli per lucrare voti all&#8217;elettorato bigotto-cattolico?<br />
Dove sono i difensori della vita?<br />
Perchè la sinistra non dice nulla?<br />
Perchè i quotidiani di oggi fanno finta di niente?<br />
Solo perchè non sono italiani?</p>
<p style="text-align: left;">Perchè tutto questo silenzio su questi 200, 300, 500 morti?<br />
Spiace che, ancora una volta, si abbia la riprova da queste persone che sono solamente interessate a tenere stretto un pugno di voti.<br />
Spiace che cerchino soltanto un po&#8217; di visibilità agli occhi di qualche Vescovo italiano.<br />
Spiace anche che nessun leaders di partito abbia speso mezza parola su quel che è successo?<br />
Dov&#8217;è il Partito Democratico? Dov&#8217;è la stampa?<br />
Tacciono per convenienze elettorali?
</p>
<p style="text-align: justify;">Io ricordo queste vittime innocenti.</p>
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		<title>Foto di Gaza dopo la folle mattanza</title>
		<link>http://www.nientedigrave.it/2009/02/foto-di-gaza-dopo-la-folle-mattanza/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 11:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Con tristezza vi segnalo le foto scattate da Andrea e Lorenzo un paio di giorni fa a Gaza dopo il terribile e sadico attacco da parte israeliana.
Clicca sulla foto per accedere alla pagina.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_433" class="wp-caption aligncenter" style="width: 376px"><a href="http://picasaweb.google.it/andresbergamini/VisitaAGazaDopoLaGuerra?feat=embedwebsite#"><img class="size-medium wp-image-433" title="dscn4036" src="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/dscn4036-300x225.jpg" alt="Gaza distrutta" width="366" height="274" /></a><p class="wp-caption-text">Gaza distrutta</p></div>
<p style="text-align: center;">Con tristezza vi segnalo le foto scattate da Andrea e Lorenzo un paio di giorni fa a Gaza dopo il terribile e sadico attacco da parte israeliana.<br />
Clicca sulla foto per accedere alla pagina.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Machan</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 18:26:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Films]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[francesco piantoni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Machan]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra i piccoli deliziosi film usciti quest’autunno a seguito di festival vari (Pranzo di ferragosto, La Classe), Machan non sfigura affatto e si conquista un posto d’onore per simpatia e semplicità.
Diretto da Uberto Pasolini (già produttore di Full Monty, con cui questo film ha strette analogie) ed ispirato ad una storia vera, il film racconta ordinarie peripezie di migrazione tramite la vicenda di un gruppo di ingegnosi cittadini cingalesi desiderosi di raggiungere l’Europa. Si fingeranno squadra nazionale di pallamano (sport senza alcuna tradizione in Sri Lanka) per giocare un torneo in Germania ed ottenere un visto d’ingresso per una nuova vita. I punteggi surreali che accompagnano le sconfitte della squadra (73-0 o giù di lì), sono soltanto gli echi di una fuga ricca di umorismo e ironia verso l’Italia, la Francia, l’Inghilterra, «dove almeno non si gioca 'sta cazzo di pallamano»; ventitrè persone che ancora oggi le autorità – noi- stanno cercando per le strade delle nostre città.
Il film tratta senza sconti la complessità della migrazione, così come le regole che la vorrebbero amministrare, la complessità della sua posta in gioco -che cosa si perde che cosa si guadagna-, la complessità della propria identità, del non lasciare margini affinché ci venga sottratta la dignità di chi siamo ed amiamo, la complessità degli ostacoli che impediscono la propria affermazione come individui.
Con toni neorealisti, il regista parla di un’umanità ai margini dei margini del mondo, aiutato anche da un cast di attori non professionisti che con leggerezza ed empatia esprimono il coraggio e la disperazione richiesti per lasciare il proprio paese, la spinta irrefrenabile di abbandonare una vita di stenti.  C’è spazio anche per raccontare la burocrazia che con un timbro apre o]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_215" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><a href="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/machan.jpg"><img class="size-medium wp-image-215" title="Machan" src="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/machan-210x300.jpg" alt="Machan" width="210" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Machan</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tra i piccoli deliziosi film usciti quest’autunno a seguito di festival vari (Pranzo di ferragosto, La Classe), Machan non sfigura affatto e si conquista un posto d’onore per simpatia e semplicità.<br />
Diretto da Uberto Pasolini (già produttore di Full Monty, con cui questo film ha strette analogie) ed ispirato ad una storia vera, il film racconta ordinarie peripezie di migrazione tramite la vicenda di un gruppo di ingegnosi cittadini cingalesi desiderosi di raggiungere l’Europa. Si fingeranno squadra nazionale di pallamano (sport senza alcuna tradizione in Sri Lanka) per giocare un torneo in Germania ed ottenere un visto d’ingresso per una nuova vita. I punteggi surreali che accompagnano le sconfitte della squadra (73-0 o giù di lì), sono soltanto gli echi di una fuga ricca di umorismo e ironia verso l’Italia, la Francia, l’Inghilterra, «dove almeno non si gioca &#8217;sta cazzo di pallamano»; ventitrè persone che ancora oggi le autorità – noi- stanno cercando per le strade delle nostre città.<br />
Il film tratta senza sconti la complessità della migrazione, così come le regole che la vorrebbero amministrare, la complessità della sua posta in gioco -che cosa si perde che cosa si guadagna-, la complessità della propria identità, del non lasciare margini affinché ci venga sottratta la dignità di chi siamo ed amiamo, la complessità degli ostacoli che impediscono la propria affermazione come individui.<br />
Con toni neorealisti, il regista parla di un’umanità ai margini dei margini del mondo, aiutato anche da un cast di attori non professionisti che con leggerezza ed empatia esprimono il coraggio e la disperazione richiesti per lasciare il proprio paese, la spinta irrefrenabile di abbandonare una vita di stenti.  C’è spazio anche per raccontare la burocrazia che con un timbro apre o chiude le porte, ma di cui ci si può burlare con 23 magliette sintetiche comprate al mercato; e c’è spazio per riflettere sulle diverse componenti etniche, religiose e culturali dello Sri Lanka (paese da anni scosso da sanguinosa guerra civile), e che in fondo riflettono la diversità di tutti gli uomini tra loro, le sfumature di colore che tra noi intercorrono in questo viaggio comune che si chiama vita.<br />
E’ un film che ci fa guardare con occhi diversi gli spaventosi clandestini di oggi, film pieno di umanità e profondo nel raccontare desideri, rabbie e bisogni di uomini e donne cittadini del mondo. Machan, che in Tamil significa amico mio, compagno, è forse semplicemente l’invito a guardare con sguardo più umano i volti delle migrazioni, perché chi incontriamo ai bordi delle strade possa esserci amico e non nemico, compagno e non estraneo.</p>
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		<title>Into the wild</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 08:23:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Films]]></category>
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		<category><![CDATA[into the wild]]></category>
		<category><![CDATA[krakauer]]></category>

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		<description><![CDATA[Francesco P. raccomanda Into the wild. Leggete la sua recensione, la prima da quando ha finito il liceo dice lui! Gli sarà piaciuto proprio molto! A.
Andate a vedere Into the Wild. Raramente capita di imbattersi in film così belli, così densi di emozione visiva e sonora, così carichi di significato. La visione si fa coinvolgimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_117" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://lnx.nientedigrave.it/wp-content/uploads/into-the-wild.jpg"><img class="size-medium wp-image-117" title="In the wild" src="http://lnx.nientedigrave.it/wp-content/uploads/into-the-wild-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">In the wild</p></div>
<p style="text-align: justify;">Francesco P. raccomanda Into the wild. Leggete la sua recensione, la prima da quando ha finito il liceo dice lui! Gli sarà piaciuto proprio molto! A.</p>
<p style="text-align: justify;">Andate a vedere Into the Wild. Raramente capita di imbattersi in film così belli, così densi di emozione visiva e sonora, così carichi di significato. La visione si fa coinvolgimento e partecipazione, ricerca e viaggio. Il tutto tra i meravigliosi paesaggi americani, nelle terre selvagge dove l&#8217;uomo si sente parte di una cosa più grande, dove il senso perdendosi si ritrova. L&#8217;Alaska e il deserto, le praterie dorate dal grano e la riva dell&#8217;oceano, i fiumi maestosi e le vette indisturbate: la vicenda si snoda come un cuore di tenebra, dove all&#8217;orrore finale del colonnello Kurtz corrisponde una verità più candida, che si svela al protagonista di questa incredibile storia, Chris McCandless.<br />
Tratto da un romanzo di Jon Krakauer, Into the Wild è un classico film on the road, in cui un ragazzo, adempiuti quelli che ritiene i “doveri” verso la sua società -la laurea al college, gli ottimi voti-, decide di rinunciare a tutto e mettersi in viaggio. C’è un malessere di fondo nella vita di Chris, un disagio che lentamente diventa insopportabile, e ha nomi precisi: la supremazia del regno delle cose, l&#8217;ipocrisia di relazioni false, la lontananza dei genitori, l&#8217;esigenza di una ricerca di senso. Per eliminare tutto questo è necessario spogliarsi di ogni cosa. È un momento che in qualche modo ricorda i Centochiodi di Olmi: vengono bruciati i soldi, ci si disfa delle carte di credito, delle targhe, dell&#8217;identità. Chris si ribattezza Alexander Supertramp (da to tramp: vagabondare) e parte alla ricerca di quell&#8217;essenziale che l&#8217;uomo sembra aver dimenticato.<span id="more-116"></span> In viaggio per un’America incantevole Alex fa scoperta di un&#8217;essenzialità che si declina nelle diverse tonalità dell&#8217;incontro. Ma sembra che la presa di coscienza finale debba per forza passare attraverso la ricerca di una solitudine assoluta in cui misurare il proprio bisogno degli altri. Nel viaggio estremo verso l&#8217;Alaska, la natura, pur rimanendo di infinita bellezza, riacquista il suo ruolo ostile e minaccioso. Il viaggio di formazione, di scoperta del proprio mondo interiore e dei suoi limiti si conclude con un&#8217;epifania finale in cui il cambiamento in fondo sta nel chiamare le cose col proprio nome.. &#8220;La felicità non è reale se non è condivisa&#8221; scrive Chris sul suo quaderno. E questa è la sua illuminazione, questa la sua saggezza.<br />
Into the Wild è un racconto iniziatico ed esistenziale: il viaggio diventa metafora di una nuova vita in cui è possibile ritrovare innanzitutto se stessi e quindi il valore che gli altri hanno nella nostra esistenza. E non a caso il film viene diviso dal regista Sean Penn in diversi capitoli che ripercorrono l&#8217;esistenza umana, dalla nascita alla conquista della saggezza finale, in un&#8217;integrazione dell&#8217;esperianza on the road con quell&#8217;autentica identità a cui inizialmente si voleva abdicare.<br />
É un film che invita a mettersi in viaggio col protagonista, con lo zaino e i pantaloncini corti. È un invito alla strada. È l&#8217;augurio che ci siano altri con te a goderne.</p>
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		<title>Charlie Chaplin – Il grande dittatore</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Oct 2007 20:37:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Films]]></category>
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		<category><![CDATA[Il grande dittatore]]></category>

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		<description><![CDATA[Francesco Piantoni, mi ha inviato un testo che vale la pena di tenere ben presente. Un bel messaggio.
Mi dispiace ma non voglio fare l’imperatore, non è il mio mestiere, non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti se è possibile, ebrei ariani uomini neri e bianchi, tutti noi esseri umani dovremo aiutarci sempre, dovremmo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;">Francesco Piantoni, mi ha inviato un testo che vale la pena di tenere ben presente. Un bel messaggio.</span></p>
<p>Mi dispiace ma non voglio fare l’imperatore, non è il mio mestiere, non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti se è possibile, ebrei ariani uomini neri e bianchi, tutti noi esseri umani dovremo aiutarci sempre, dovremmo godere solo della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti: la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato, l’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotto a passo d’oca tra le cose più abbiette. Abbiamo i mezzi per arrivare nello spazio ma ci siamo chiusi in noi stessi, la macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l’abilità ci ha resi duri è cattivi. Pensiamo troppo, sentiamo poco; più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti, la natura stessa di queste invenzioni reclamano la bontà dell’uomo, reclamano la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini donne bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare genti. <span id="more-166"></span>A coloro che mi odono, dico: non disperate, l’avidità che ci circonda è solamente un male passeggero, l’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare assieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano, che vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa pensare, che vi irrigimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un anima, uomini macchina con ingranaggi al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini! Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore, voi non odiate come coloro che odiano solo quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati, non difendete la schiavitù, ma la libertà ricordate che nel vangelo di San Luca c’è scritto: il regno di Dio è nel cuore dell’uomo. Non di un solo uomo, non di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini! Voi, il popolo, avete la forza di creare macchine, la forza di creare la felicità. Voi il popolo avete la forza di far sì che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura; quindi nel nome della democrazia usiamo questa forza! Uniamoci tutti, combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose i bruti sono andati al potere: mentivano. Non hanno mantenuto quelle promesse e non lo faranno. I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavitù il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo da confini e barriere, eliminando l’avidità, l’odio, l’intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati nel nome della democrazia, siate tutti uniti! Anna puoi sentirmi? Dovunque tu sia abbi fiducia. Guarda in alto Anna! Le nuvole si diradano, comincia a splendere il sole. Prima o poi usciremo dall’oscurità verso la luce e vivremo in un mondo nuovo, in un mondo più buono, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto Anna! L’amore umano troverà le sue ali e finalmente comincerà a volare, a volare sull’arcobaleno, verso la luce della speranza, verso il futuro, il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi! Guarda in alto, Anna, lassù!</p>
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		<title>Across the Universe</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jun 2007 20:34:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Films]]></category>
		<category><![CDATA[Across the Universe]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Giuntella]]></category>

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		<description><![CDATA[Europa 20 dicembre 2007
di Tommaso Giuntella

Che ci piaccia o no, i nostri anni saranno ricordati come quelli del reality. Sempre più sembra oggi necessario che una produzione cinematografica o televisiva dipinga la nostra vita, i nostri difetti, la nostra noia. La favola non vende, l’autore è più spesso ostaggio della pancia del pubblico che non impulso per nuove riflessioni. In questo clima ci piace sapere che qualcuno pensa ancora a farci sognare. Cos’è Across the Universe se non un sogno, di quelli un po’ ovattati, in cui luoghi fisici e luoghi della memoria si fondono e si confondono, l’amore è un sospiro e il mondo un’argilla imperfetta che si presta alla nostra volontà di migliorare. Un film democratico, e non solo per i continui riferimenti all’America degli anni ’60, quella del pacifismo e dei diritti civili, l'America dei cortei ma anche di certa musica che contribuì a costruire una volontà di rinnovamento positiva e senza ideologie totalizzanti. [Continua...] Un film democratico perché ci proietta in tutto il fascino e in tutte le contraddizioni degli Stati Uniti di quegli anni, visti con gli occhi di un operaio inglese di vent’anni e di uno studente svogliato e, soprattutto, rivissuti attraverso i testi dei Beatles. Quasi un musical, Across the Universe si serve dei quattro di Liverpool con un’arguta intuizione: non traduce in pellicola quel che i Beatles esprimevano nei loro testi, bensì quel che noi abbiamo sognato ascoltandoli. I loro brani forniscono il testo e la musica ai dialoghi del film, ma in contesti e situazioni del tutto diversi da quelli originari e senza che i Fab Four vengano mai citati. E anche i nomi propri sono allusivi ma ricontestualizzati: la padrona di casa, una cantante in cerca di successo, si chiama Sadie, dr. Robert (interpretato da Bono) è un guru eco-pacifista, quanto ai protagonisti chi potrebbero essere se non Lucy e Jude? Across the Universe non cede mai alla tentazione del mito e tantomeno a una facile critica sociale degli anni '60, neppure quando la tv annuncia la morte di Martin Luther King e nel contempo si acuisce la violenza dei movimenti contestatori. Un film democratico, dunque, che ripone le speranze di un mondo possibile nel grido All you need is love, invitando a non recriminare sul passato per costruire invece un futuro di impegno e partecipazione. I nomi di Lennon, McCartney, Harrison e Starr compaiono per la prima volta nei titoli di coda, come a dire “grazie, non tanto per quello che siete stati, quanto per quello che siamo noi oggi”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Europa 20 dicembre 2007<br />
di Tommaso Giuntella</p>
<p>Che ci piaccia o no, i nostri anni saranno ricordati come quelli del reality. Sempre più sembra oggi necessario che una produzione cinematografica o televisiva dipinga la nostra vita, i nostri difetti, la nostra noia. La favola non vende, l’autore è più spesso ostaggio della pancia del pubblico che non impulso per nuove riflessioni. In questo clima ci piace sapere che qualcuno pensa ancora a farci sognare. Cos’è Across the Universe se non un sogno, di quelli un po’ ovattati, in cui luoghi fisici e luoghi della memoria si fondono e si confondono, l’amore è un sospiro e il mondo un’argilla imperfetta che si presta alla nostra volontà di migliorare. Un film democratico, e non solo per i continui riferimenti all’America degli anni ’60, quella del pacifismo e dei diritti civili, l&#8217;America dei cortei ma anche di certa musica che contribuì a costruire una volontà di rinnovamento positiva e senza ideologie totalizzanti. <span id="more-162"></span>Un film democratico perché ci proietta in tutto il fascino e in tutte le contraddizioni degli Stati Uniti di quegli anni, visti con gli occhi di un operaio inglese di vent’anni e di uno studente svogliato e, soprattutto, rivissuti attraverso i testi dei Beatles. Quasi un musical, Across the Universe si serve dei quattro di Liverpool con un’arguta intuizione: non traduce in pellicola quel che i Beatles esprimevano nei loro testi, bensì quel che noi abbiamo sognato ascoltandoli. I loro brani forniscono il testo e la musica ai dialoghi del film, ma in contesti e situazioni del tutto diversi da quelli originari e senza che i Fab Four vengano mai citati. E anche i nomi propri sono allusivi ma ricontestualizzati: la padrona di casa, una cantante in cerca di successo, si chiama Sadie, dr. Robert (interpretato da Bono) è un guru eco-pacifista, quanto ai protagonisti chi potrebbero essere se non Lucy e Jude? Across the Universe non cede mai alla tentazione del mito e tantomeno a una facile critica sociale degli anni &#8216;60, neppure quando la tv annuncia la morte di Martin Luther King e nel contempo si acuisce la violenza dei movimenti contestatori. Un film democratico, dunque, che ripone le speranze di un mondo possibile nel grido All you need is love, invitando a non recriminare sul passato per costruire invece un futuro di impegno e partecipazione. I nomi di Lennon, McCartney, Harrison e Starr compaiono per la prima volta nei titoli di coda, come a dire “grazie, non tanto per quello che siete stati, quanto per quello che siamo noi oggi”.</p>
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