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	<title>Nientedigrave.it &#187; Attualità</title>
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	<itunes:subtitle>La radio... niente di grave!</itunes:subtitle>
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		<title>Nientedigrave.it</title>
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		<title>Poetessa degli esclusi</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 22:23:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Un saluto ad Alda Merini, poeta e vita dolce, amara. La Merini ha vissuto la vita piena del poeta e ha vissuto appieno anche la fatica di quel mestiere. Non ha mai nascosto la sua fragiltià,  spesso l&#8217;ha desiderata, altre volte l&#8217;ha subita.
Ha testimoniato con la poesia della sua vita la fatica di essere ultimi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_694" class="wp-caption alignleft" style="width: 279px"><img class="size-full wp-image-694" title="alda-merini" src="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/alda-merini.jpg" alt="Alda Merini" width="269" height="400" /><p class="wp-caption-text">Alda Merini</p></div>
<p style="text-align: justify;">Un saluto ad Alda Merini, poeta e vita dolce, amara. La Merini ha vissuto la vita piena del poeta e ha vissuto appieno anche la fatica di quel mestiere. Non ha mai nascosto la sua fragiltià,  spesso l&#8217;ha desiderata, altre volte l&#8217;ha subita.</p>
<p>Ha testimoniato con la poesia della sua vita la fatica di essere ultimi. Ha raccontato cos&#8217;è la povertà e l&#8217;emarginazione, lo ha fatto con il sublime delle sue parole.</p>
<p>La verità è sempre quella,<br />
la cattiveria degli uomini<br />
che ti abbassa<br />
e ti costruisce un santuario di odio<br />
dietro la porta socchiusa.<br />
Ma l&#8217;amore della povera gente<br />
brilla più di una qualsiasi filosofia.<br />
Un povero ti dà tutto<br />
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.</p>
<p>Alda Merini, da &#8220;Terra d&#8217;amore&#8221;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La legge è uguale per tutti.</title>
		<link>http://www.nientedigrave.it/2009/10/la-legge-e-uguale-per-tutti/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 21:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Costituzione della Repubblica italiana, Articolo 3 della Costituzione italiana.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_682" class="wp-caption alignleft" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-682" title="berlusconi" src="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/berlusconi.jpg" alt="Silvio Berlusconi" width="384" height="312" /><p class="wp-caption-text">Silvio Berlusconi</p></div>
<p>Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. <span>Costituzione della Repubblica italiana, Articolo 3 della Costituzione italiana.<br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Libertà d&#8217;informazione</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 13:29:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;attacco a &#8220;Repubblica&#8221;, di cui la citazione in giudizio per diffamazione è solo l&#8217;ultimo episodio, è interpretabile soltanto come un tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l&#8217;opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di fare del nostro Paese un&#8217;eccezione della democrazia. Le domande poste al Presidente del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;attacco a &#8220;Repubblica&#8221;, di cui la citazione in giudizio per diffamazione è solo l&#8217;ultimo episodio, è interpretabile soltanto come un tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l&#8217;opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di fare del nostro Paese un&#8217;eccezione della democrazia. Le domande poste al Presidente del Consiglio sono domande vere, che hanno suscitato interesse non solo in Italia ma nella stampa di tutto il mondo. Se le si considera &#8220;retoriche&#8221;, perché suggerirebbero risposte non gradite a colui al quale sono rivolte, c&#8217;è un solo, facile, modo per smontarle: non tacitare chi le fa, ma rispondere.</p>
<p>Invece, si batte la strada dell&#8217;intimidazione di chi esercita il diritto-dovere di &#8220;cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee&#8221;, come vuole la Dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo del 1948, approvata dal consesso delle Nazioni quando era vivo il ricordo della degenerazione dell&#8217;informazione in propaganda, sotto i regimi illiberali e antidemocratici del secolo scorso.</p>
<p>Stupisce e preoccupa che queste iniziative non siano non solo stigmatizzate concordemente, ma nemmeno riferite, dagli organi d&#8217;informazione e che vi siano giuristi disposti a dare loro forma giuridica, senza considerare il danno che ne viene alla stessa serietà e credibilità del diritto.</p>
<p>Franco Cordero, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/prvzadosGis" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/prvzadosGis"></embed></object></p>
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		<title>Ambrosoli la scia del lutto</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 14:11:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnalo la lettura dell&#8217;articoo apparso sulla stampa il 29 settembre 2009 a firma del direttore Mario Calabresi.
L&#8217;articolo è tratto dal sito de La Stampa.
MARIO CALABRESI 
Avevano appena finito di fare i conti con il dolore e con gli anniversari. Avevano ricostruito la memoria della vita e dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli tutti insieme, una vedova con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_656" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-656" title="94ba72a57749b697aebd1dbe996c7af9" src="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/94ba72a57749b697aebd1dbe996c7af9-300x274.jpg" alt="Giorgio Ambrosoli" width="300" height="274" /><p class="wp-caption-text">Giorgio Ambrosoli</p></div>
<p>Segnalo la lettura dell&#8217;articoo apparso sulla stampa il 29 settembre 2009 a firma del direttore Mario Calabresi.<br />
L&#8217;articolo è tratto dal sito de <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=6437&amp;ID_sezione=29&amp;sezione=">La Stampa</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MARIO CALABRESI </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Avevano appena finito di fare i conti con il dolore e con gli anniversari. Avevano ricostruito la memoria della vita e dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli tutti insieme, una vedova con i suoi tre figli, con lo stesso pudore e contegno con cui erano tornati a Milano all’alba della mattina del 12 luglio 1979, quando la mamma aveva chiesto ai bambini di salire in macchina senza fare colazione e senza spiegare perché. La forma alla memoria l’ha data Umberto &#8211; il figlio più piccolo dell’«eroe borghese» &#8211; ma Francesca e Filippo, ha spiegato, l’hanno «tenuto per mano nel fare i conti con questa storia». Una famiglia che non ha mai smesso di tenersi per mano, da quella mattina in cui uno accanto all’altro erano entrati nella chiesa di San Vittore per i funerali.</p>
<p>Ieri mattina Anna Lori Ambrosoli era seduta nella vecchia Aula magna della Bocconi, dove era in corso un convegno dedicato a suo marito e all’ex governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi, due uomini che avevano camminato nella solitudine di un’Italia feroce e corrotta e avevano pagato il rispetto delle regole e l’amore per il bene comune. Con la vita il primo, con la fine di una carriera il secondo. Anna Lori stava ascoltando il presidente della Rcs Piergaetano Marchetti citare brani tratti dal libro di suo figlio, intitolato «Qualunque cosa succeda». Una madre fiera di aver tramandato, senza rancori, «l’enorme valore positivo» delle scelte, della tenacia e del coraggio di suo marito.</p>
<p>Un uomo che scelse fino in fondo di fare il suo dovere come commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Sindona. A trent’anni dall’omicidio era finalmente venuto il tempo di una memoria serena, delle parole che pochi minuti prima aveva mandato il governatore Draghi ricordando Ambrosoli e Baffi come «due servitori dello Stato entrati nella storia del nostro Paese per il prezzo da loro pagato per la fedeltà ai principi, alle regole, al dovere». Poco più in là era seduta anche la figlia di Baffi, avevano ascoltato Mario Monti, Giovanni Bazoli e Ferruccio de Bortoli. Poi, mentre le parole scritte da Umberto riempivano l’Aula, proprio quel figlio più piccolo &#8211; che il giorno dell’omicidio del padre aveva solo 7 anni &#8211; ha chiesto alla madre di uscire in corridoio e le ha dato la notizia più terribile della sua vita: il fratello Filippo, di tre anni più grande, era stato trovato morto in casa. Un malore ha portato via questo figlio che aveva recuperato la sua serenità come disegnatore e incisore. Questa volta Anna Lori non ce l’ha fatta a reggere il dolore, come aveva fatto per anni per amore dei suoi ragazzi, ed è svenuta.</p>
<p>Difficile non pensare che trent’anni dopo Filippo abbia pagato ancora per quel gesto di tremenda violenza che gli aveva portato via il padre e segnato per sempre la vita. L’eco di quei quattro colpi di pistola, sparati nella notte tra l’11 e il 12 luglio 1979 da un killer ingaggiato negli Stati Uniti da Michele Sindona, ha raggiunto e colpito ancora una delle famiglie più composte, rette e ammirabili di questa Italia.</p>
<p>Non riesco a non pensare che c’è una profonda ingiustizia in tutto questo, non riesco a non rileggere una delle ultime pagine del libro di Umberto, in cui racconta quella mattina in cui ricevettero la notizia: «E’ veramente presto, c’è poca luce e poca gente in giro, anche in autostrada. Dopo circa un’ora ci fermiamo in una stazione di servizio: siamo usciti precipitosamente e bisogna che mangiamo qualcosa, beviamo del latte. In autogrill, la radio diffusa in sottofondo annuncia: “Assassinio nella notte, a Milano, del commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, Giorgio Ambrosoli”. La mamma inizia a parlare più in fretta e a voce alta per coprire la filodiffusione. Nella speranza che non abbiamo sentito ci porta fuori per risalire in macchina. Francesca, che pure si è fatta ogni possibile forza, piange la restante parte del viaggio, ma piano, cercando di non farsi vedere da me e Filippo: è la più grande di noi tre e anche se ha solo undici anni si sente di doverci proteggere». Mario Monti ha aspettato la fine del convegno per dare la notizia dal palco, voleva che l’omaggio ad Ambrosoli non si interrompesse, che gli studenti della Bocconi ascoltassero un esempio capace di illuminare una vita. Con quel garbo che è stato la cifra di una famiglia oggi spezzata.</p>
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		<title>Bentornato Infedele</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 16:35:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Non adoro fare pubblicità, però a volte è utile. Torna l&#8217;Infedele di Gad Lerner, e quest&#8217;anno ha forse una responsabilità in più questa trasmissione, continuare seriamente a far pensare, a disilludere su certe false teorie e a far un po&#8217; di luce sullo schifo informativo e culturale che ci circonda. Torna l&#8217;Infedele, programma che ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non adoro fare pubblicità, però a volte è utile. Torna l&#8217;Infedele di Gad Lerner, e quest&#8217;anno ha forse una responsabilità in più questa trasmissione, continuare seriamente a far pensare, a disilludere su certe false teorie e a far un po&#8217; di luce sullo schifo informativo e culturale che ci circonda. Torna l&#8217;Infedele, programma che ho sempre apprezzato e che s&#8217;inserisce in quella categoria di fonti d&#8217;informazione che restituiscono profondità alle cose, che evidenziano dimensioni spesso volutamente offuscate. Va segnalata inoltre la bellissima trasmissione &#8220;Presa diretta&#8221; di Riccardo Iacona, mentre ancora aspetto &#8220;Report&#8221;e &#8220;Che tempo che fa&#8221; &#8230;Silvio permettendo.</p>
<p style="text-align: justify;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="311" height="311" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="play" value="false" /><param name="quality" value="best" /><param name="src" value="http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=infedele" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="311" height="311" src="http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=infedele" quality="best" play="false"></embed></object></p>
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		<title>Renzo Bossi? vale 12.000 euro al mese.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 19:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Sandra Amurri, una giornalista che conosco come seria, scrive che Renzo Bossi, detto “la trota”, famoso per a) essere il figlio di Umberto Bossi; 2) essere stato bocciato tre volte alla maturità; 3) aver diffuso un videogame dove si divertiva ad affogare immigrati, sia stato nominato consigliere di un organismo legato all’Expo 2015 di Milano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_629" class="wp-caption alignleft" style="width: 252px"><img class="size-medium wp-image-629" title="Renzo-Bossi" src="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/Renzo-Bossi-242x300.jpg" alt="Renzo Bossi" width="242" height="300" /><p class="wp-caption-text">Renzo Bossi</p></div>
<p>Sandra Amurri, una giornalista che conosco come seria, scrive che Renzo Bossi, detto “la trota”, famoso per a) essere il figlio di Umberto Bossi; 2) essere stato bocciato tre volte alla maturità; 3) aver diffuso un videogame dove si divertiva ad affogare immigrati, sia stato nominato consigliere di un organismo legato all’Expo 2015 di Milano per il quale percepisce uno <strong>stipendio di 12.000 Euro al mese</strong>.</p>
<p>Che la Trota sia stato nominato consigliere (sic) è notizia di gennaio scorso. Del faraonico stipendio parastatale per il figlio del Senatur invece apprendiamo da Sandra Amurri.</p>
<p>La notizia è talmente vergognosa che:</p>
<p>1) potrebbe non essere vera, in tal caso non si capisce perché Renzo Bossi o il suo diletto padre non denunciano la Amurri per diffamazione?</p>
<p>2) se non è falsa la notizia è vera (lapalissiano) ed allora:</p>
<p>a) In un paese serio ve ne sarebbe abbastanza per smontare tutta la retorica leghista su Roma ladrona, sui raccomandati, sui meridionali fannulloni, i parlamentari siciliani e quant’altro. In un paese serio la carriera di Umberto Bossi sarebbe finita. In un paese serio la carriera di Umberto Bossi non sarebbe neanche iniziata.</p>
<p>b) In un paese serio la notizia sarebbe in prima pagina su tutti i giornali e i tg, non sul blog di un <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/2009/09/02/dieci_domande_a_umberto_bossi.html">quotidiano</a> che non è ancora uscito come “Il Fatto”.</p>
<p>c) In un paese serio l’opposizione avrebbe già fatto non una ma dieci interrogazioni parlamentari e svariati parlamentari della maggioranza avrebbero votato a favore di una mozione di sfiducia del Ministro delle Riforme. In un paese serio Umberto Bossi si sarebbe già dimesso.</p>
<p>In questi giorni ho a che fare con le matricole della mia università. Ragazzi di 18 anni, spesso diplomatisi sudando una maturità col massimo dei voti, che sono attesi da anni di impegno per completare i loro studi, se tutto va bene da una decina di anni di precariato, e che nel 99% dei casi mai potranno aspirare ad uno stipendio come quello della Trota, famoso per giocare ad affogare gli immigrati e per essere stato bocciato tre volte alla maturità.</p>
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		<title>No al reato di clandestinità!</title>
		<link>http://www.nientedigrave.it/2009/06/no-al-reato-di-clandestinita/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 21:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri aperti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il disegno di legge n. 733-B attualmente all’esame del Senato prevede varie innovazioni che suscitano rilievi critici. In particolare, riteniamo necessario richiamare l’attenzione della discussione pubblica sulla norma che punisce a titolo di reato l’ingresso e il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato, una norma che, a nostro avviso, oltre ad esasperare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 10px; padding-left: 5px; line-height: 20px !important; font-size: 14px; text-align: justify; margin: 0px;">
<div id="attachment_621" class="wp-caption alignleft" style="width: 283px"><img class="size-full wp-image-621  " title="immigrati" src="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/immigrati.jpg" alt="Immigrati" width="273" height="224" /><p class="wp-caption-text">Immigrati</p></div>
<p>Il disegno di legge n. 733-B attualmente all’esame del Senato prevede varie innovazioni che suscitano rilievi critici. In particolare, riteniamo necessario richiamare l’attenzione della discussione pubblica sulla norma che punisce a titolo di reato l’ingresso e il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato, una norma che, a nostro avviso, oltre ad esasperare la preoccupante tendenza all’uso simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e presenta molteplici profili di illegittimità costituzionale.</p>
<p>La norma è, anzitutto, priva di fondamento giustificativo, poiché la sua sfera applicativa è desti-nata a sovrapporsi integralmente a quella dell’espulsione quale misura amministrativa, il che mette in luce l’assoluta irragionevolezza della nuova figura di reato; inoltre, il ruolo di extrema ratio che deve rivestire la sanzione penale impone che essa sia utilizzata, nel rispetto del principio di pro-porzionalità, solo in mancanza di altri strumenti idonei al raggiungimento dello scopo.<br style="padding: 0px; margin: 0px; border: 0px initial initial;" />Né un fondamento giustificativo del nuovo reato può essere individuato sulla base di una pre-sunta pericolosità sociale della condizione del migrante irregolare: la Corte costituzionale (sent. 78 del 2007) ha infatti già escluso che la condizione di mera irregolarità dello straniero sia sintomatica di una pericolosità sociale dello stesso, sicchè la criminalizzazione di tale condizione stabilita dal disegno di legge si rivela anche su questo terreno priva di fondamento giustificativo.<br style="padding: 0px; margin: 0px; border: 0px initial initial;" />L’ingresso o la presenza illegale del singolo straniero dunque non rappresentano, di per sé, fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale, ma sono l’espressione di una condizione individuale, la condizione di migrante: la relativa incriminazione, pertanto, assume un connotato discriminatorio ratione subiecti contrastante non solo con il principio di eguaglianza, ma con la fondamentale ga-ranzia costituzionale in materia penale, in base alla quale si può essere puniti solo per fatti materiali.<br style="padding: 0px; margin: 0px; border: 0px initial initial;" />L’introduzione del reato in esame, inoltre, produrrebbe una crescita abnorme di ineffettività del sistema penale, gravato di centinaia di migliaia di ulteriori processi privi di reale utilità sociale e condannato per ciò alla paralisi. Né questo effetto sarebbe scongiurato dalla attribuzione della rela-tiva cognizione al giudice di pace (con alterazione degli attuali criteri di ripartizione della compe-tenza tra magistratura professionale e magistratura onoraria e snaturamento della fisionomia di quest’ultima): da un lato perché la paralisi non è meno grave se investe il settore di giurisdizione del giudice di pace, dall’altro per le ricadute sul sistema complessivo delle impugnazioni, già in grave sofferenza.<br style="padding: 0px; margin: 0px; border: 0px initial initial;" />Rientra certo tra i compiti delle istituzioni pubbliche «regolare la materia dell’immigrazione, in correlazione ai molteplici interessi pubblici da essa coinvolti ed ai gravi problemi connessi a flussi migratori incontrollati» (Corte cost., sent. n. 5 del 2004), ma nell’adempimento di tali compiti il legislatore deve attenersi alla rigorosa osservanza dei princìpi fondamentali del sistema penale e, fer-ma restando la sfera di discrezionalità che gli compete, deve orientare la sua azione a canoni di razionalità finalistica.<br style="padding: 0px; margin: 0px; border: 0px initial initial;" />«Gli squilibri e le forti tensioni che caratterizzano le società più avanzate producono condizioni di estrema emarginazione, sì che (…) non si può non cogliere con preoccupata inquietudine l’affiorare di tendenze, o anche soltanto tentazioni, volte a “nascondere” la miseria e a considerare le persone in condizioni di povertà come pericolose e colpevoli». Le parole con le quali la Corte costituzionale dichiarò l’illegittimità del reato di “mendicità” di cui all’art. 670, comma 1, cod. pen. (sent. n. 519 del 1995) offrono ancora oggi una guida per affrontare questioni come quella dell’immigrazione con strumenti adeguati allo loro straordinaria complessità e rispettosi delle garanzie fondamentali riconosciute dalla Costituzione a tutte le persone.</p>
<p style="padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 10px; padding-left: 5px; line-height: 20px !important; font-size: 14px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong style="padding: 0px; margin: 0px; border: 0px initial initial;">Angelo Caputo, Domenico Ciruzzi, Oreste Dominioni, Massimo Donini, Luciano Eusebi, Gio-vanni Fiandaca, Luigi Ferrajoli, Gabrio Forti, Roberto Lamacchia, Sandro Margara, Guido Neppi Modona, Paolo Morozzo della Rocca, Valerio Onida, Elena Paciotti, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Carlo Renoldi, Stefano Rodotà, Arturo Salerni, Armando Spataro, Lorenzo Trucco, Gustao Zagrebelsky.</strong></p>
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		<title>Saramago: “La corruzione non importa a nessuno”</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 20:45:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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Il quotidiano spagnolo El Mundo intervista José Saramago.
traduzione di italiadallestero.info
José Saramago ha raccolto gli articoli pubblicati durante i primi sei mesi della sua attività da blogger ne “Il Quaderno”, un libro che in Italia è stato censurato da Silvio Berlusconi e che riflette lo spirito critico del suo autore. “La corruzione non importa a nessuno”, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_615" class="wp-caption alignleft" style="width: 311px"><img class="size-full wp-image-615 " title="6a00e54fb2c87f8833011570de8a6f970b-800wi" src="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/6a00e54fb2c87f8833011570de8a6f970b-800wi.jpg" alt="Saramago" width="301" height="420" /><p class="wp-caption-text">Saramago</p></div>
<p>Il quotidiano spagnolo El Mundo intervista José Saramago.</p>
<p>traduzione di italiadallestero.info</p>
<p>José Saramago ha raccolto gli articoli pubblicati durante i primi sei mesi della sua attività da blogger ne “Il Quaderno”, un libro che in Italia è stato censurato da Silvio Berlusconi e che riflette lo spirito critico del suo autore. “La corruzione non importa a nessuno”, sostiene l’autore in un’intervista realizzata via e-mail in occasione della pubblicazione de “Il Quaderno” (Edizioni Alfaguara).<br />
Il libro, i cui incassi saranno devoluti alla Fondazione José Saramago che ospita il blog dello scrittore, sarà presentato dall’ottantaseienne Premio Nobel portoghese in un incontro con i blogger e aperto a tutti gli internauti del mondo, che si terrà il prossimo 25 [giugno, N.d.T.] a Lisbona.</p>
<p>Domanda.- La casa editrice italiana Einaudi, proprietà di Silvio Berlusconi, non pubblicherà “Il Quaderno” in quanto contiene critiche dirette al primo ministro italiano e magnate della comunicazione. Cosa ne pensa di questa decisione?<br />
Risposta.- Prima o poi sarebbe dovuto accadere. Berlusconi è padrone e signore di Einaudi, era scontato che avrebbero preso una decisione contro l’impertinente scrittore che gli crea seccature. Bisogna ammettere che gli editori non potevano far altro che obbedire agli “ordini” del despota. I loro posti di lavoro sarebbero stati in pericolo se avessero deciso di pubblicare “il Quaderno”. Come minimo il giorno dopo si sarebbero ritrovati in mezzo a una strada.<br />
D.- Cosa accadrà con l’edizione italiana de “Il Quaderno”?<br />
R.- “Il Quaderno” sarà pubblicato in Italia dalla casa editrice Bollati Boringhieri che, grazie alla sua disponibilità, è diventata la mia nuova casa editrice. Per quanto riguarda Einaudi, non ho nulla contro gli editori, piuttosto contro il proprietario dell’azienda.<br />
D.- Che conseguenze ha per la democrazia italiana il fatto che Berlusconi associ potere politico, economico e mediatico?<br />
R.- Qualcuno ha detto che una metà della popolazione lavora per Berlusconi e che l’altra metà sogna di farlo. Questa è una delle cause del problema. L’altra, forse ancora più importante, è che la corruzione non importa a nessuno. Proprio adesso in Spagna un partito come il PP, minato dalla corruzione, è uscito incolume dalle elezioni europee.<br />
D.- Come è possibile che la maggioranza degli italiani sostenga Berlusconi?<br />
R.- La corruzione non è solo materiale, è anche morale. La perdita di valori è un fenomeno di massa. Probabilmente il fenomeno di massa che caratterizza questi tempi.<br />
D.- Come sta andando l’avventura da blogger che ha intrapreso lo scorso mese di settembre?<br />
R.- Meglio di quanto avrei potuto immaginare. Mi colpisce in particolare la velocità di risposta dei lettori e la sincerità che esprimono, come se fossimo tra colleghi…<br />
D.- Che sensazione prova nel vedere raccolti ne “Il Quaderno” i testi che ha scritto per il suo blog?<br />
R.- Mi risulta un po’ strano. Io non stavo scrivendo un libro, ed ecco che il libro appare, fatto e finito come se fosse stato progettato. La sensazione è che un’altra persona, che non sono io, abbia scritto queste pagine. Anche se quando le leggo non solo le sento mie ma penso anche che, come ho scritto sulla quarta di copertina, abbiano in qualche modo illuminato il cammino di giorno in giorno.<br />
D.- In questi mesi lei ha commentato i principali fatti d’attualità internazionale. Ha scritto sulla crisi economica e sulla vittoria di Barack Obama. Come è cambiato il mondo in questo periodo?<br />
R.- Abbiamo assistito alla caduta di un capitalismo che sembrava onnipotente ed eterno, di un mercato che avrebbe dovuto essere regolatore e dispensatore di benefici e democrazia. La cosa negativa è che la sinistra non ha avuto nessun ruolo in tutto questo. In questo momento il capitalismo sta cercando di salvare il salvabile, e ci riuscirà. La sinistra, invece, non sta facendo altro che dirigere la sua storica sconfitta.<br />
D.- Gli articoli de “Il Quaderno” riportano tra l’altro la sua cronaca personale degli ultimi mesi in cui lei ha pubblicato un nuovo romanzo e ha presentato un film basato su una delle sue opere. Il blog l’ha aiutata a consolidare i rapporti con i suoi lettori?<br />
R.- Bisognerebbe chiederlo a loro. In un certo senso nulla è cambiato nel mio lavoro. Quando scrivo non penso ai lettori, penso, si, a ciò che sto facendo e penso a farlo bene. C’è molto del lavoro di artigiano nel lavoro di scrittore.<br />
D.- Come blogger, che funzione attribuisce ad Internet nello scambio di opinioni? Ha cambiato idea sulla rete?<br />
R.- In questo momento credo che Internet abbia soltanto sfiorato la superficie di un auspicabile scambio di opinioni. Tutti credono di avere idee e rifiutano le gerarchie di pensiero che, lo vogliamo o no, esistono. La conclusione, quindi, è che tutto è uguale a tutto, si confondono i ruoli e il concetto di autorità. Ma si tratta di una confusione iniziale, il caos è un ordine da decifrare e anche in rete arriverà il giorno in cui si riuscirà a non confondere pan per focaccia.<br />
D.- Lei nel suo blog è stato molto critico nei confronti di alcuni personaggi (Bush, Berlusconi, Aznar, Sarkozy), categorie professionali ( i banchieri) ed istituzioni (la Chiesa cattolica). Ha anche criticato duramente la sinistra. Durante la sua attività da blogger ha scoperto molti argomenti contro i quali bisognerebbe alzare la voce?<br />
R.- Una vita intera non basterebbe. Dobbiamo limitarci agli argomenti verso i quali siamo più sensibili a patto di riuscire ad essere sufficientemente informati per avvalorare il nostro punto di vista. C’è troppa frivolezza in Internet, come dicevamo prima, non è necessario aggiungere anche la nostra. Effettivamente ho parlato delle persone di personaggi che non considero positivi, ma anche dei grandi del momento, di autori magnifici, di politici che come Obama rappresentano qualcosa di nuovo. E della gente che ha sacrificato parte della propria vita per renderci migliori come Rosa Park o Sigifredo López, o coloro i quali in Spagna cercano i loro morti nelle fosse comuni della Guerra Civile, o Rita Levi Montalcini, o Darwin che ha fatto in modo che capissimo meglio chi siamo.<br />
D.- L’ultimo dei testi raccolti in questo volume è un omaggio a sua moglie, Pilar del Río, ispiratrice del blog. Come l’ha convinta ad intraprendere questa avventura in Internet?<br />
R.- Ho resisitito giusto un po’, molto poco. Sono abituato a fidarmi delle idee di Pilar.</p>
<p>(16 giugno 2009)</p>
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		<title>Per i diritti e le garanzie nel sistema penale.</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 08:03:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggetto: articolo apparso oggi sul quotidiano Terra
Patrizio Gonnella *
Aldo Bianzino, Marcello Lonzi, Federico Aldrovandi, la scuola Diaz, la caserma Bolzaneto, il carcere San Sebastiano di Sassari: persone e luoghi per i quali dovrebbe esserci un intervento riparatore dello Stato. Uno Stato che invece non solo si trincera dietro il mal funzionamento di una giustizia selettiva, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_602" class="wp-caption alignleft" style="width: 244px"><img class="size-full wp-image-602" title="21796_DeathPenalty.jpg_large" src="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/21796_DeathPenalty.jpg_large.jpg" alt="Giustizia?" width="234" height="300" /><p class="wp-caption-text">Giustizia?</p></div>
<p>Oggetto: articolo apparso oggi sul quotidiano Terra</p>
<p>Patrizio Gonnella *<br />
Aldo Bianzino, Marcello Lonzi, Federico Aldrovandi, la scuola Diaz, la caserma Bolzaneto, il carcere San Sebastiano di Sassari: persone e luoghi per i quali dovrebbe esserci un intervento riparatore dello Stato. Uno Stato che invece non solo si trincera dietro il mal funzionamento di una giustizia selettiva, ma si rende corresponsabile delle violenze perpetrate nelle sue carceri, nelle sue stazioni di polizia, nelle sue strade. Oggi le Nazioni Unite celebrano la giornata dedicata alle vittime della tortura. Pochi mesi fa il Parlamento ha bocciato un emendamento presentato dai radicali al disegno di legge sulla sicurezza che intendeva introdurre il reato di tortura nel nostro codice penale. L’emendamento voleva porre rimedio a una lacuna che oramai si protrae da ventidue anni, ossia da quando l’Italia ha ratificato la Convenzione dell’Onu contro la tortura. La maggioranza di centrodestra, nonostante si votasse segretamente, ha bocciato la norma. Per chi oggi ci governa la sicurezza viene brandita come un’arma diretta a erodere con progressiva brutalità il sistema dei diritti umani e delle garanzie personali. Si pensi alla quasi approvata norma che estende la permanenza nei centri di identificazione per stranieri fino a sei mesi o a quella che legalizza le ronde. La tortura mette a rischio la sicurezza delle persone, la loro integrità personale, a volte la loro vita. La tortura è un crimine contro l’umanità perseguito dal Tribunale Penale Internazionale. La tortura era lo strumento principe di intimidazione e di repressione nell’Argentina di Videla e nel Cile di Pinochet. Nel 2009 l’Italia è stata condannata per la prima volta dal 1950 dalla Corte sui diritti umani di Strasburgo per violazione dell’articolo che proibisce la tortura. La tortura è reato in Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Islanda, Lettonia, Lussemburgo, Macedonia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria. In Italia non è un crimine. L’Italia non ha inoltre ratificato il Protocollo alla Convenzione sulla tortura che impone a tutti gli Stati la creazione di organismi di controllo indipendenti dei propri luoghi di detenzione. Nel frattempo il ministro della Giustizia Alfano dice che il sovraffollamento non giustifica il ritorno al perdonismo. Caro Ministro, ci consenta, ma vivere in sei in dieci metri quadri costituisce una forma oggettiva di trattamento inumano e degradante, quasi di tortura. Fu Berlusconi nel 1996 a chiedere che fosse introdotto il crimine di tortura nel codice penale. Poi si è limitato a far approvare il lodo che lo immunizza e che porta il nome del Guardasigilli. Il segno di una triste parabola che ha codificato una giustizia per ricchi.</p>
<p>* Presidente di Antigone</p>
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		<title>Verso un congresso vero?</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 13:37:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervento dell&#8217;On. Franco Monaco.

D’accordo, aspettiamo i ballottaggi. Ma forse qualche prima riflessione si può anticipare, nella forma di un promemoria per un congresso vero. Comincerei con il dare atto a Franceschini di essersi battuto generosamente e con energia sconosciuta alla stagione precedente per contrastare il governo e per scongiurare la dissoluzione, perfettamente possibile, del PD. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Intervento dell&#8217;On. Franco Monaco.</p>
<div id="attachment_530" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-530" title="monaco" src="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/monaco.jpg" alt="Franco Monaco" width="300" height="180" /><p class="wp-caption-text">Franco Monaco</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">D’accordo, aspettiamo i ballottaggi. Ma forse qualche prima riflessione si può anticipare, nella forma di un promemoria per un congresso vero. Comincerei con il dare atto a Franceschini di essersi battuto generosamente e con energia sconosciuta alla stagione precedente per contrastare il governo e per scongiurare la dissoluzione, perfettamente possibile, del PD. E soprattutto di aver posto la cosiddetta questione dei valori. Che, a dispetto dei critici, non incappa nel moralismo, ma, se ben intesa, è la più politica delle questioni. Vi sottendono un’idea di politica con la P maiuscola, non ridotta ad angusto pragmatismo e la giusta ambizione a fare del PD il caposaldo di una proposta politica alta nitidamente alternativa a Berlusconi e al berlusconismo. Dato a Dario quel che è di Dario, mi auguro che egli, a sua volta, sia disposto a riconoscere due cose: 1) che il messaggio politico inscritto nelle parole e nei gesti di cui si è nutrita la sua campagna elettorale rappresentano o almeno prefigurano una visibile correzione di rotta rispetto alla “nuova stagione” veltroniana; 2) che appunto si tratta solo di parole e gesti che tuttavia ancora non configurano una piattaforma politica congressuale. Vorrei provare a fissare, dal mio punto di vista, una sorta di promemoria dei nodi congressuali. Primo: su legge elettorale e forma di governo si può discutere. Essi sono mezzi, non fini. Ciò su cui invece è d’obbligo pronunciarsi, perché è snodo che definisce una visione e una linea politica riconoscibile, è l’alternativa tra bipolarismo e multipolarismo, tra governi scelti dai cittadini e governi formati dai partiti dopo il voto. Su questo ciascun candidato alla segreteria dovrà pronunciarsi. Secondo: il Tra questi, la tensione all’uguaglianza sostanziale, che, piaccia o non piaccia la parola sinistra (a me non fa alcun problema), è stella polare di uno schieramento riformatore. Salvo confondere riformismo con moderatismo o risolverlo nella parola magica “innovazione” (cioè?). Terzo: mettendosi dietro le spalle la velleitaria e suicida presunzione di autosufficienza, il PD deve riproporsi, come già l’Ulivo, come motore e timone di una più vasta alleanza riformatrice programmaticamente alternativa alle forze conservatrici e, tanto più, alla versione italiana di esse, con il loro di più di populismo e di dispotismo. Quarto: è dunque nel dna del PD la tensione promuovere l’unità del campo del centrosinistra e una politica delle alleanze, certo, programmaticamente coerente e informata a cultura di governo. Al proposito, sia consentita una parentesi: ai sapientoni e agli snob che immaginano di non interloquire con l’IDV e teorizzano un rapporto privilegiato o addirittura esclusivo con l’UDC in nome di un’asserita maggiore affinità politico-programmatica, faccio sommessamente osservare che vi è una palese contraddizione tra la tesi secondo la quale in Italia si porrebbe (come effettivamente si pone) una questione democratica e l’adozione di un rapporto privilegiato con un partito, l’UDC, che sostiene che Berlusconi e Franceschini pari sono, che si allea indifferentemente con l’uno o con l’altro. Per tacere della durezza dei numeri. Non si richiede un genio della politica, basta un buon ragioniere per comprendere che un centrosinistra sotto di quindici punti non può privarsi del contributo di un partito dell’8%, specie se si considerano la permeabilità dei rispettivi elettorati, a dispetto delle incomprensioni tra i gruppi dirigenti, e il dichiarato proposito dei vertici IDV di passare da un rapporto competitivo a un rapporto cooperativo. Quinto: con o senza le primarie (sono anch’esse solo uno strumento, ma francamente non vedo come si possa prescinderne), va coltivato come qualificante il profilo di novità e di apertura del PD, la determinazione a contrastare energicamente la natura oligarchico-castale del suo gruppo dirigente. Che è il vero, decisivo handicap, lo svantaggio competitivo che ci condanna alla sconfitta nella partita con gli avversari. Ma la precondizione è che si vada a un congresso vero, cioè a quell’aperto confronto tra candidati associati a piattaforme distinte e distinguibili cui ci si è sottratti sin ora. La soluzione peggiore, quella che farebbe segnare la decadenza irreversibile del PD, sarebbe quella che pure fa capolino: una intesa tra i soliti noti, i vecchi capi tribù, per disegnare sin d’ora a tavolino gli organigrammi di vertice, chiudendo il congresso prima ancora di cominciarlo. Dunque, competizione vera e trasversale alle vecchie appartenenze. Con un paio di corollari: 1) che la retorica del partito plurale non conduca, come talvolta ha condotto, a un partito-assembramento, privo di identità e refrattario alle scelte. Un partito ove teodem e radicali sono semplicemente assemblati; 2) che non ci sono dirigenti per tutte le stagioni. Difficile accettare che chi ha avuto responsabilità nell’affossamento dell’Ulivo e nella conseguente debacle del PD possa, senza colpo ferire, capeggiare una strategia decisamente alternativa. Mi fa impressione sentire per esempio da Chiamparino l’invocazione dell’Ulivo, essendo stato egli tra i più zelanti sostenitori di una malintesa vocazione maggioritaria che è stata la tomba dell’Ulivo. Si chiama principio di responsabilità, che fa il paio con il principio di contendibilità: chi ha sbagliato politica ne risponde e passa la mano. In una parola, urge rimettere la politica, che si nutre di confronto e di scelte, al primo posto, operare perché dirigenti e candidati alle cariche istituzionali siano selezionati in base alla loro effettiva condivisione di un progetto politico. Sembra cosa ovvia, ma, manifestamente, sin qui ci si è regolati diversamente. Il testo compare anche su Europa del 12 giugno 2009</p>
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