<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd"
>

<channel>
	<title>Nientedigrave.it &#187; Arte</title>
	<atom:link href="http://www.nientedigrave.it/category/arte/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nientedigrave.it</link>
	<description>Tutte le cose portano scritto...più in la...</description>
	<lastBuildDate>Thu, 24 Dec 2009 16:17:43 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.4</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<!-- podcast_generator="Blubrry PowerPress/1.0.3" mode="advanced" entry="simple" -->
	<itunes:summary>Tutte le cose portano scritto...più in la...</itunes:summary>
	<itunes:author>Nientedigrave.it</itunes:author>
	<itunes:explicit>clean</itunes:explicit>
	<itunes:image href="http://lnx.nientedigrave.it/wp-content/uploads/11638696951rq.jpg" />
	<itunes:owner>
		<itunes:name>Nientedigrave.it</itunes:name>
		<itunes:email>ambrogio@nientedigrave.it</itunes:email>
	</itunes:owner>
	<managingEditor>ambrogio@nientedigrave.it (Nientedigrave.it)</managingEditor>
	<copyright>2009</copyright>
	<itunes:subtitle>La radio... niente di grave!</itunes:subtitle>
	<image>
		<title>Nientedigrave.it</title>
		<url>http://lnx.nientedigrave.it/wp-content/uploads/11638696951rq.jpg</url>
		<link>http://www.nientedigrave.it/category/arte/</link>
	</image>
	<itunes:category text="Society &amp; Culture">
		<itunes:category text="Personal Journals" />
	</itunes:category>
	<itunes:category text="News &amp; Politics" />
	<itunes:category text="Society &amp; Culture">
		<itunes:category text="Places &amp; Travel" />
	</itunes:category>
		<item>
		<title>Poetessa degli esclusi</title>
		<link>http://www.nientedigrave.it/2009/11/poetessa-degli-esclusi/</link>
		<comments>http://www.nientedigrave.it/2009/11/poetessa-degli-esclusi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 22:23:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nientedigrave.it/?p=693</guid>
		<description><![CDATA[Un saluto ad Alda Merini, poeta e vita dolce, amara. La Merini ha vissuto la vita piena del poeta e ha vissuto appieno anche la fatica di quel mestiere. Non ha mai nascosto la sua fragiltià,  spesso l&#8217;ha desiderata, altre volte l&#8217;ha subita.
Ha testimoniato con la poesia della sua vita la fatica di essere ultimi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_694" class="wp-caption alignleft" style="width: 279px"><img class="size-full wp-image-694" title="alda-merini" src="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/alda-merini.jpg" alt="Alda Merini" width="269" height="400" /><p class="wp-caption-text">Alda Merini</p></div>
<p style="text-align: justify;">Un saluto ad Alda Merini, poeta e vita dolce, amara. La Merini ha vissuto la vita piena del poeta e ha vissuto appieno anche la fatica di quel mestiere. Non ha mai nascosto la sua fragiltià,  spesso l&#8217;ha desiderata, altre volte l&#8217;ha subita.</p>
<p>Ha testimoniato con la poesia della sua vita la fatica di essere ultimi. Ha raccontato cos&#8217;è la povertà e l&#8217;emarginazione, lo ha fatto con il sublime delle sue parole.</p>
<p>La verità è sempre quella,<br />
la cattiveria degli uomini<br />
che ti abbassa<br />
e ti costruisce un santuario di odio<br />
dietro la porta socchiusa.<br />
Ma l&#8217;amore della povera gente<br />
brilla più di una qualsiasi filosofia.<br />
Un povero ti dà tutto<br />
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.</p>
<p>Alda Merini, da &#8220;Terra d&#8217;amore&#8221;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nientedigrave.it/2009/11/poetessa-degli-esclusi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dove sono i &#8220;difensori&#8221; della vita&#8217;?</title>
		<link>http://www.nientedigrave.it/2009/04/dove-sono-i-difensori-della-vita/</link>
		<comments>http://www.nientedigrave.it/2009/04/dove-sono-i-difensori-della-vita/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 09:42:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Films]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri aperti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nientedigrave.it/?p=457</guid>
		<description><![CDATA[
Dove sono i buoni cattolici che tanto gridano e si dimenano quando si parla di embrione e nutrizione artificiale?
Non vedono e non sentono della morte che riempe il Mar Mediteraneo?
Non sono capaci di aprire anche su questo un &#8220;campo di battaglia&#8221; ?
Forse non vedono spiragli per lucrare voti all&#8217;elettorato bigotto-cattolico?
Dove sono i difensori della vita?
Perchè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">
<div id="attachment_458" class="wp-caption alignleft" style="width: 332px"><img class="size-full wp-image-458" title="f_4d1277404cf053aeeeb94b3a108b1c9c" src="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/f_4d1277404cf053aeeeb94b3a108b1c9c.jpg" alt="Immigrazione nel Mar Mediterraneo" width="322" height="240" /><p class="wp-caption-text">Immigrazione nel Mar Mediterraneo</p></div>
<p style="text-align: left;">Dove sono i buoni cattolici che tanto gridano e si dimenano quando si parla di embrione e nutrizione artificiale?<br />
Non vedono e non sentono della morte che riempe il Mar Mediteraneo?<br />
Non sono capaci di aprire anche su questo un &#8220;campo di battaglia&#8221; ?</p>
<p style="text-align: left;">Forse non vedono spiragli per lucrare voti all&#8217;elettorato bigotto-cattolico?<br />
Dove sono i difensori della vita?<br />
Perchè la sinistra non dice nulla?<br />
Perchè i quotidiani di oggi fanno finta di niente?<br />
Solo perchè non sono italiani?</p>
<p style="text-align: left;">Perchè tutto questo silenzio su questi 200, 300, 500 morti?<br />
Spiace che, ancora una volta, si abbia la riprova da queste persone che sono solamente interessate a tenere stretto un pugno di voti.<br />
Spiace che cerchino soltanto un po&#8217; di visibilità agli occhi di qualche Vescovo italiano.<br />
Spiace anche che nessun leaders di partito abbia speso mezza parola su quel che è successo?<br />
Dov&#8217;è il Partito Democratico? Dov&#8217;è la stampa?<br />
Tacciono per convenienze elettorali?
</p>
<p style="text-align: justify;">Io ricordo queste vittime innocenti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nientedigrave.it/2009/04/dove-sono-i-difensori-della-vita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vivere e morire secondo il Vangelo</title>
		<link>http://www.nientedigrave.it/2009/02/vivere-e-morire-secondo-il-vangelo/</link>
		<comments>http://www.nientedigrave.it/2009/02/vivere-e-morire-secondo-il-vangelo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 21:23:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri aperti]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storie ed incontri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nientedigrave.it/?p=447</guid>
		<description><![CDATA[Tratto  La Stampa 15-2-2009
“C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare” ammoniva Qohelet, così come “c’è un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per uccidere e un tempo per guarire&#8230;”. Veniamo da settimane in cui questa antica sapienza umana – prima ancora che biblica – è parsa dimenticata: anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tratto  La Stampa 15-2-2009</p>
<div id="attachment_448" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/bianchi151.jpg"><img class="size-medium wp-image-448" title="bianchi151" src="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/bianchi151-300x240.jpg" alt="Enzo Bianchi" width="300" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Enzo Bianchi</p></div>
<p style="text-align: justify;">“C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare” ammoniva Qohelet, così come “c’è un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per uccidere e un tempo per guarire&#8230;”. Veniamo da settimane in cui questa antica sapienza umana – prima ancora che biblica – è parsa dimenticata: anche tra i pochi che parlavano per invocare il silenzio v’era chi sembrava mosso più che altro dal desiderio di far tacere quanti la pensavano diversamente da lui. Soprattutto si è avuto l’impressione che l’insieme della nostra società non avesse certezze condivise sulla scansione dei diversi “tempi” e sul significato dei diversi verbi usati da Qohelet a indicare lo scorrere dell’esistenza umana: quando è “tempo” per questo o per quell’altro? E cosa significa parlare, morire, uccidere, guarire? Uno smarrimento di senso condiviso che ha coinvolto anche parole forti attinenti ai principi fondamentali dell’etica: dignità, libertà, volontà, rispetto, carità, vita&#8230;</p>
<p>Le settimane appena trascorse saranno sicuramente ricordate come “giorni cattivi” da molti cristiani, ma anche da molti uomini e donne non cristiani che tentano ogni giorno di rinnovare la loro ricerca di senso, soprattutto attraverso la faticosa lotta dell’amare in verità e dal lasciarsi amare da quanti sono loro accanto. “Giorni cattivi” è un’espressione biblica che indica tempi privi di una parola da parte di Dio, da parte dei suoi profeti e quindi anche privi di parole umane sincere, vere, autentiche: tempi in cui si fa silenzio per non aumentare il rumore, la rissa, l’aggressione nella comunità umana e per evitare che parole sensate vengano triturate insieme alle insensate e non si riesca poi più a recuperarle per giorni migliori. Per questo molti hanno preferito il silenzio. Da parte mia confesso che, anche se il direttore di questo giornale mi ha invitato più volte a scrivere, ho preferito fare silenzio anzi, soffrire in silenzio aspettando l’ora in cui fosse forse possibile – ma non è certo – dire una parola udibile.</p>
<p>Attorno all’agonia lunga diciassette anni di una donna, attorno al dramma di una famiglia nella sofferenza, si è consumato uno scontro incivile, una gazzarra indegna dello stile cristiano: giorno dopo giorno, nel silenzio abitato dalla mia fede in Dio e dalla mia fedeltà alla terra e all’umanità di cui sono parte, constatavo una violenza verbale, e a volte addirittura fisica, che strideva con la mia fede cristiana. Non potevo ascoltare quelle grida – “assassini”, “boia”, “lasciatela a noi”&#8230; – senza pensare a Gesù di Nazaret che quando gli hanno portato una donna gridando “adultera” ha fatto silenzio a lungo, per poterle dire a un certo punto: “Donna (non “adultera”), neppure io ti condanno: va’ e non peccare più”; non riuscivo ad ascoltare quelle urla minacciose senza pensare a Gesù che in croce non urla “ladro, assassino!” al brigante non pentito, ma in silenzio gli sta accanto, condividendone la condizione di colpevole e il supplizio. Che senso ha per un cristiano recitare rosari e insultare? O pregare ostentatamente in piazza con uno stile da manifestazione politica o sindacale?<span id="more-447"></span></p>
<p>Ma accanto a queste contraddizioni laceranti, come non soffrire per la strumentalizzazione politica dell’agonia di questa donna? Una politica che arriva in ritardo nello svolgere il ruolo che le è proprio – offrire un quadro legislativo adeguato e condiviso per tematiche così sensibili – e che brutalmente invade lo spazio più intimo e personale al solo fine del potere; una politica che si finge al servizio di un’etica superiore, l’etica cristiana, e che cerca, con il compiacimento anche di cattolici, di trasformare il cristianesimo in religione civile. L’abbiamo detto e scritto più volte: se mai la fede cristiana venisse declinata come religione civile, non solo perderebbe la sua capacità profetica, ma sarebbe ridotta a cappellania del potente di turno, diverrebbe sale senza più sapore secondo le parole di Gesù, incapace di stare nel mondo facendo memoria del suo Signore.</p>
<p>E’ avvenuto quanto più volte avevo intravisto e temuto: lo scontro di civiltà preconizzato da Huntington non si è consumato come scontro di religioni ma come scontro di etiche, con gli effetti devastanti di una maggiore divisione e contrapposizione nella polis e, va detto, anche nella chiesa. Da questi “giorni cattivi” usciamo più divisi e non certo per quella separazione in nome di Cristo che, con il comandamento nuovo dell’amore da estendersi fino ai nemici, può provocare divisione anche tra genitori e figli, all’interno della famiglia o della “casa” di appartenenza. Abbiamo invece conosciuto divisione in nome di quel male che affligge l’umanità e che trasforma la diversità in demonizzazione dell’altro, muta l’avversario in nemico, interrompe o nega il confronto e il dialogo, dando origine a posizioni ideologiche capaci di violenza prima verbale poi fisica e sociale. Da un lato il fondamentalismo religioso che cresce, dall’altro un nichilismo che rigetta ogni etica condivisa fanno sì che cessi l’ascolto reciproco e la società sia sempre più segnata dalla barbarie.</p>
<p>Per chi come me ha pensato di dedicare tutte le fatiche alla ricerca del dialogo, del confronto, del faticoso cammino verso la comunione, innanzitutto nello spazio cristiano e poi tra gli uomini, e in questo sforzo sentiva di poter rendere conto della speranza cristiana che lo abita e di annunciare il vangelo che lo anima, questi giorni sono davvero cattivi. Come ignorare anche gli altri segni di barbarie cui stiamo assistendo in questa amara stagione? Leggi che chiedono ai medici di segnalare alle forze dell’ordine la presenza di clandestini che necessitano di cure mediche, vanificando così il diritto alla salute riconosciuto a qualunque essere umano; episodi ormai ricorrenti di giovani e ragazzi che danno fuoco a immigrati o a mendicanti; senzatetto di cui si prevede la schedatura mentre li si lascia morire di freddo; esercizio della violenza in branco verso donne o disabili&#8230;</p>
<p>Sì, ci sono state anche voci di compassione, ma nel clamore generale sono passate quasi inascoltate. L’Osservatore romano ha coraggiosamente chiesto – tramite le parole del suo direttore, il tono e la frequenza degli interventi – di evitare strumentalizzazioni da ogni parte, di scongiurare lo scontro ideologico, di richiamare al rispetto della morte stessa. Ma molti mass media in realtà sono apparsi ostaggio di una battaglia frontale in cui nessuno dei contendenti si è risparmiato mezzi ingiustificabili dal fine. Eppure, di vita e di morte si trattava, realtà intimamente unite e pertanto non attribuibili in esclusiva a un campo o all’altro, a una cultura o a un’altra. La morte resta un enigma per tutti, diviene mistero per i credenti: un evento che non deve essere rimosso, ma che dà alla nostra vita il suo limite e fornisce le ragioni della responsabilità personale e sociale; un evento che tutti ci minaccia e tutti ci attende come esito finale della vita e, quindi, parte della vita stessa, un evento da viversi perciò soprattutto nell’amore: amore per chi resta e accettazione dell’amore che si riceve. Sì, questa è la sola verità che dovremmo cercare di vivere nella morte e accanto a chi muore, anche quando questo risulta difficile e faticoso. Infatti la morte non è sempre quella di un uomo o una donna che, sazi di giorni, si spengono quasi naturalmente come candela, circondati dagli affetti più cari. No, a volte è “agonia”, lotta dolorosa, perfino abbrutente a causa della sofferenza fisica; oggi è sempre più spesso consegnata alla scienza medica, alla tecnica, alle strutture e ai macchinari&#8230;</p>
<p>Che dire a questo proposito? La vita è un dono e non una preda: nessuno si dà la vita da se stesso né può conquistarla con la forza. Nello spazio della fede i credenti, accanto alla speranza nella vita in Dio oltre la morte, hanno la consapevolezza che questo dono viene da Dio: ricevuta da lui, a lui va ridata con un atto puntuale di obbedienza, cercando, a volte anche a fatica, di ringraziare Dio: “Ti ringrazio, mio Dio, di avermi creato&#8230;”. Ma il credente sa che molti cristiani di fronte a quell’incontro finale con Dio hanno deciso di pronunciare un “sì” che comportava la rinuncia ad accanirsi per ritardare il momento di quel faccia a faccia temuto e sperato. Quanti monaci, quante donne e uomini santi, di fronte alla morte hanno chiesto di restare soli e di cibarsi solo dell’eucarestia, quanti hanno recitato il Nunc dimittis, il “lascia andare, o Signore, il tuo servo” come ultima preghiera nell’attesa dell’incontro con colui che hanno tanto cercato&#8230; Negli anni più vicini a noi, pensiamo al patriarca Athenagoras I e a papa Giovanni Paolo II: due cristiani, due vescovi, due capi di chiese che hanno voluto e saputo spegnersi acconsentendo alla chiamata di Dio, facendo della morte l’estremo atto di obbedienza nell’amore al loro Signore.</p>
<p>Testimonianze come queste sono il patrimonio prezioso che la chiesa può offrire anche a chi non crede, come segno grande di un anticipo della vittoria sull’ultimo nemico del genere umano, la morte. Voci come queste avremmo voluto che accompagnassero il silenzio di rispetto e compassione in questi giorni cattivi assordati da un vociare indegno. La chiesa cattolica e tutte le chiese cristiane sono convinte di dover affermare pubblicamente e soprattutto di testimoniare con il vissuto che la vita non può essere tolta o spenta da nessuno e che, dal concepimento alla morte naturale essa ha un valore che nessun uomo può contraddire o negare; ma i cristiani in questo impegno non devono mai contraddire quello stile che Gesù ha richiesto ai suoi discepoli: uno stile che pur nella fermezza deve mostrare misericordia e compassione senza mai diventare disprezzo e condanna di chi pensa diversamente.</p>
<p>Allora, da una millenaria tradizione di amore per la vita, di accettazione della morte e di fede nella risurrezione possono nascere parole in grado di rispondere agli inediti interrogativi che il progresso delle scienze e delle tecniche mediche pongono al limitare in cui vita e morte si incontrano. Così le riassumeva la lettera pontificale di Paolo VI indirizzata ai medici cattolici nel 1970: “Il carattere sacro della vita è ciò che impedisce al medico di uccidere e che lo obbliga nello stesso tempo a dedicarsi con tutte le risorse della sua arte a lottare contro la morte. Questo non significa tuttavia obbligarlo a utilizzare tutte le tecniche di sopravvivenza che gli offre una scienza instancabilmente creatrice. In molti casi non sarebbe forse un’inutile tortura imporre la rianimazione vegetativa nella fase terminale di una malattia incurabile? In quel caso, il dovere del medico è piuttosto di impegnarsi ad alleviare la sofferenza, invece di voler prolungare il più a lungo possibile, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi condizione, una vita che non è più pienamente umana e che va naturalmente verso il suo epilogo: l’ora ineluttabile e sacra dell’incontro dell’anima con il suo Creatore, attraverso un passaggio doloroso che la rende partecipe della passione di Cristo. Anche in questo il medico deve rispettare la vita”.</p>
<p>Ecco, questo è il contributo che con rispetto e semplicità i cristiani possono offrire a quanti non condividono la loro fede affinché la società ritrovi un’etica condivisa e ciascuno possa vivere e morire nell’amore e nella libertà.</p>
<p>Enzo Bianchivivere e morire secondo il Vangelo- Enzo Bianchi, La Stampa 15-2-2009<br />
Condividi<br />
Oggi alle 15.00</p>
<p>“C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare” ammoniva Qohelet, così come “c’è un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per uccidere e un tempo per guarire&#8230;”. Veniamo da settimane in cui questa antica sapienza umana – prima ancora che biblica – è parsa dimenticata: anche tra i pochi che parlavano per invocare il silenzio v’era chi sembrava mosso più che altro dal desiderio di far tacere quanti la pensavano diversamente da lui. Soprattutto si è avuto l’impressione che l’insieme della nostra società non avesse certezze condivise sulla scansione dei diversi “tempi” e sul significato dei diversi verbi usati da Qohelet a indicare lo scorrere dell’esistenza umana: quando è “tempo” per questo o per quell’altro? E cosa significa parlare, morire, uccidere, guarire? Uno smarrimento di senso condiviso che ha coinvolto anche parole forti attinenti ai principi fondamentali dell’etica: dignità, libertà, volontà, rispetto, carità, vita&#8230;</p>
<p>Le settimane appena trascorse saranno sicuramente ricordate come “giorni cattivi” da molti cristiani, ma anche da molti uomini e donne non cristiani che tentano ogni giorno di rinnovare la loro ricerca di senso, soprattutto attraverso la faticosa lotta dell’amare in verità e dal lasciarsi amare da quanti sono loro accanto. “Giorni cattivi” è un’espressione biblica che indica tempi privi di una parola da parte di Dio, da parte dei suoi profeti e quindi anche privi di parole umane sincere, vere, autentiche: tempi in cui si fa silenzio per non aumentare il rumore, la rissa, l’aggressione nella comunità umana e per evitare che parole sensate vengano triturate insieme alle insensate e non si riesca poi più a recuperarle per giorni migliori. Per questo molti hanno preferito il silenzio. Da parte mia confesso che, anche se il direttore di questo giornale mi ha invitato più volte a scrivere, ho preferito fare silenzio anzi, soffrire in silenzio aspettando l’ora in cui fosse forse possibile – ma non è certo – dire una parola udibile.</p>
<p>Attorno all’agonia lunga diciassette anni di una donna, attorno al dramma di una famiglia nella sofferenza, si è consumato uno scontro incivile, una gazzarra indegna dello stile cristiano: giorno dopo giorno, nel silenzio abitato dalla mia fede in Dio e dalla mia fedeltà alla terra e all’umanità di cui sono parte, constatavo una violenza verbale, e a volte addirittura fisica, che strideva con la mia fede cristiana. Non potevo ascoltare quelle grida – “assassini”, “boia”, “lasciatela a noi”&#8230; – senza pensare a Gesù di Nazaret che quando gli hanno portato una donna gridando “adultera” ha fatto silenzio a lungo, per poterle dire a un certo punto: “Donna (non “adultera”), neppure io ti condanno: va’ e non peccare più”; non riuscivo ad ascoltare quelle urla minacciose senza pensare a Gesù che in croce non urla “ladro, assassino!” al brigante non pentito, ma in silenzio gli sta accanto, condividendone la condizione di colpevole e il supplizio. Che senso ha per un cristiano recitare rosari e insultare? O pregare ostentatamente in piazza con uno stile da manifestazione politica o sindacale?</p>
<p>Ma accanto a queste contraddizioni laceranti, come non soffrire per la strumentalizzazione politica dell’agonia di questa donna? Una politica che arriva in ritardo nello svolgere il ruolo che le è proprio – offrire un quadro legislativo adeguato e condiviso per tematiche così sensibili – e che brutalmente invade lo spazio più intimo e personale al solo fine del potere; una politica che si finge al servizio di un’etica superiore, l’etica cristiana, e che cerca, con il compiacimento anche di cattolici, di trasformare il cristianesimo in religione civile. L’abbiamo detto e scritto più volte: se mai la fede cristiana venisse declinata come religione civile, non solo perderebbe la sua capacità profetica, ma sarebbe ridotta a cappellania del potente di turno, diverrebbe sale senza più sapore secondo le parole di Gesù, incapace di stare nel mondo facendo memoria del suo Signore.</p>
<p>E’ avvenuto quanto più volte avevo intravisto e temuto: lo scontro di civiltà preconizzato da Huntington non si è consumato come scontro di religioni ma come scontro di etiche, con gli effetti devastanti di una maggiore divisione e contrapposizione nella polis e, va detto, anche nella chiesa. Da questi “giorni cattivi” usciamo più divisi e non certo per quella separazione in nome di Cristo che, con il comandamento nuovo dell’amore da estendersi fino ai nemici, può provocare divisione anche tra genitori e figli, all’interno della famiglia o della “casa” di appartenenza. Abbiamo invece conosciuto divisione in nome di quel male che affligge l’umanità e che trasforma la diversità in demonizzazione dell’altro, muta l’avversario in nemico, interrompe o nega il confronto e il dialogo, dando origine a posizioni ideologiche capaci di violenza prima verbale poi fisica e sociale. Da un lato il fondamentalismo religioso che cresce, dall’altro un nichilismo che rigetta ogni etica condivisa fanno sì che cessi l’ascolto reciproco e la società sia sempre più segnata dalla barbarie.</p>
<p>Per chi come me ha pensato di dedicare tutte le fatiche alla ricerca del dialogo, del confronto, del faticoso cammino verso la comunione, innanzitutto nello spazio cristiano e poi tra gli uomini, e in questo sforzo sentiva di poter rendere conto della speranza cristiana che lo abita e di annunciare il vangelo che lo anima, questi giorni sono davvero cattivi. Come ignorare anche gli altri segni di barbarie cui stiamo assistendo in questa amara stagione? Leggi che chiedono ai medici di segnalare alle forze dell’ordine la presenza di clandestini che necessitano di cure mediche, vanificando così il diritto alla salute riconosciuto a qualunque essere umano; episodi ormai ricorrenti di giovani e ragazzi che danno fuoco a immigrati o a mendicanti; senzatetto di cui si prevede la schedatura mentre li si lascia morire di freddo; esercizio della violenza in branco verso donne o disabili&#8230;</p>
<p>Sì, ci sono state anche voci di compassione, ma nel clamore generale sono passate quasi inascoltate. L’Osservatore romano ha coraggiosamente chiesto – tramite le parole del suo direttore, il tono e la frequenza degli interventi – di evitare strumentalizzazioni da ogni parte, di scongiurare lo scontro ideologico, di richiamare al rispetto della morte stessa. Ma molti mass media in realtà sono apparsi ostaggio di una battaglia frontale in cui nessuno dei contendenti si è risparmiato mezzi ingiustificabili dal fine. Eppure, di vita e di morte si trattava, realtà intimamente unite e pertanto non attribuibili in esclusiva a un campo o all’altro, a una cultura o a un’altra. La morte resta un enigma per tutti, diviene mistero per i credenti: un evento che non deve essere rimosso, ma che dà alla nostra vita il suo limite e fornisce le ragioni della responsabilità personale e sociale; un evento che tutti ci minaccia e tutti ci attende come esito finale della vita e, quindi, parte della vita stessa, un evento da viversi perciò soprattutto nell’amore: amore per chi resta e accettazione dell’amore che si riceve. Sì, questa è la sola verità che dovremmo cercare di vivere nella morte e accanto a chi muore, anche quando questo risulta difficile e faticoso. Infatti la morte non è sempre quella di un uomo o una donna che, sazi di giorni, si spengono quasi naturalmente come candela, circondati dagli affetti più cari. No, a volte è “agonia”, lotta dolorosa, perfino abbrutente a causa della sofferenza fisica; oggi è sempre più spesso consegnata alla scienza medica, alla tecnica, alle strutture e ai macchinari&#8230;</p>
<p>Che dire a questo proposito? La vita è un dono e non una preda: nessuno si dà la vita da se stesso né può conquistarla con la forza. Nello spazio della fede i credenti, accanto alla speranza nella vita in Dio oltre la morte, hanno la consapevolezza che questo dono viene da Dio: ricevuta da lui, a lui va ridata con un atto puntuale di obbedienza, cercando, a volte anche a fatica, di ringraziare Dio: “Ti ringrazio, mio Dio, di avermi creato&#8230;”. Ma il credente sa che molti cristiani di fronte a quell’incontro finale con Dio hanno deciso di pronunciare un “sì” che comportava la rinuncia ad accanirsi per ritardare il momento di quel faccia a faccia temuto e sperato. Quanti monaci, quante donne e uomini santi, di fronte alla morte hanno chiesto di restare soli e di cibarsi solo dell’eucarestia, quanti hanno recitato il Nunc dimittis, il “lascia andare, o Signore, il tuo servo” come ultima preghiera nell’attesa dell’incontro con colui che hanno tanto cercato&#8230; Negli anni più vicini a noi, pensiamo al patriarca Athenagoras I e a papa Giovanni Paolo II: due cristiani, due vescovi, due capi di chiese che hanno voluto e saputo spegnersi acconsentendo alla chiamata di Dio, facendo della morte l’estremo atto di obbedienza nell’amore al loro Signore.</p>
<p>Testimonianze come queste sono il patrimonio prezioso che la chiesa può offrire anche a chi non crede, come segno grande di un anticipo della vittoria sull’ultimo nemico del genere umano, la morte. Voci come queste avremmo voluto che accompagnassero il silenzio di rispetto e compassione in questi giorni cattivi assordati da un vociare indegno. La chiesa cattolica e tutte le chiese cristiane sono convinte di dover affermare pubblicamente e soprattutto di testimoniare con il vissuto che la vita non può essere tolta o spenta da nessuno e che, dal concepimento alla morte naturale essa ha un valore che nessun uomo può contraddire o negare; ma i cristiani in questo impegno non devono mai contraddire quello stile che Gesù ha richiesto ai suoi discepoli: uno stile che pur nella fermezza deve mostrare misericordia e compassione senza mai diventare disprezzo e condanna di chi pensa diversamente.</p>
<p>Allora, da una millenaria tradizione di amore per la vita, di accettazione della morte e di fede nella risurrezione possono nascere parole in grado di rispondere agli inediti interrogativi che il progresso delle scienze e delle tecniche mediche pongono al limitare in cui vita e morte si incontrano. Così le riassumeva la lettera pontificale di Paolo VI indirizzata ai medici cattolici nel 1970: “Il carattere sacro della vita è ciò che impedisce al medico di uccidere e che lo obbliga nello stesso tempo a dedicarsi con tutte le risorse della sua arte a lottare contro la morte. Questo non significa tuttavia obbligarlo a utilizzare tutte le tecniche di sopravvivenza che gli offre una scienza instancabilmente creatrice. In molti casi non sarebbe forse un’inutile tortura imporre la rianimazione vegetativa nella fase terminale di una malattia incurabile? In quel caso, il dovere del medico è piuttosto di impegnarsi ad alleviare la sofferenza, invece di voler prolungare il più a lungo possibile, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi condizione, una vita che non è più pienamente umana e che va naturalmente verso il suo epilogo: l’ora ineluttabile e sacra dell’incontro dell’anima con il suo Creatore, attraverso un passaggio doloroso che la rende partecipe della passione di Cristo. Anche in questo il medico deve rispettare la vita”.</p>
<p>Ecco, questo è il contributo che con rispetto e semplicità i cristiani possono offrire a quanti non condividono la loro fede affinché la società ritrovi un’etica condivisa e ciascuno possa vivere e morire nell’amore e nella libertà.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nientedigrave.it/2009/02/vivere-e-morire-secondo-il-vangelo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Foto di Gaza dopo la folle mattanza</title>
		<link>http://www.nientedigrave.it/2009/02/foto-di-gaza-dopo-la-folle-mattanza/</link>
		<comments>http://www.nientedigrave.it/2009/02/foto-di-gaza-dopo-la-folle-mattanza/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 11:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Films]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nientedigrave.it/?p=432</guid>
		<description><![CDATA[Con tristezza vi segnalo le foto scattate da Andrea e Lorenzo un paio di giorni fa a Gaza dopo il terribile e sadico attacco da parte israeliana.
Clicca sulla foto per accedere alla pagina.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_433" class="wp-caption aligncenter" style="width: 376px"><a href="http://picasaweb.google.it/andresbergamini/VisitaAGazaDopoLaGuerra?feat=embedwebsite#"><img class="size-medium wp-image-433" title="dscn4036" src="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/dscn4036-300x225.jpg" alt="Gaza distrutta" width="366" height="274" /></a><p class="wp-caption-text">Gaza distrutta</p></div>
<p style="text-align: center;">Con tristezza vi segnalo le foto scattate da Andrea e Lorenzo un paio di giorni fa a Gaza dopo il terribile e sadico attacco da parte israeliana.<br />
Clicca sulla foto per accedere alla pagina.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nientedigrave.it/2009/02/foto-di-gaza-dopo-la-folle-mattanza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Amico fragile&#8230;2009</title>
		<link>http://www.nientedigrave.it/2009/01/amico-fragile2009/</link>
		<comments>http://www.nientedigrave.it/2009/01/amico-fragile2009/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 22:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri aperti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nientedigrave.it/?p=398</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_399" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/fabriziopera.jpg"><img class="size-full wp-image-399" title="...senza Faber..." src="http://www.nientedigrave.it/wp-content/uploads/fabriziopera.jpg" alt="Fabrizio 2009" width="400" height="358" /></a><p class="wp-caption-text">Fabrizio 2009</p></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nientedigrave.it/2009/01/amico-fragile2009/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un vecchio servizio di Paolo Giuntella.</title>
		<link>http://www.nientedigrave.it/2008/11/332/</link>
		<comments>http://www.nientedigrave.it/2008/11/332/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2008 14:33:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[ambogio]]></category>
		<category><![CDATA[Ambrogio Dionigi]]></category>
		<category><![CDATA[cellulari]]></category>
		<category><![CDATA[Giuntella]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Giuntella]]></category>
		<category><![CDATA[RAi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nientedigrave.it/2008/11/17/332/</guid>
		<description><![CDATA[
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/L3KGgUL0CX8&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/L3KGgUL0CX8&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nientedigrave.it/2008/11/332/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Benvenuti su Nientedigrave.it!</title>
		<link>http://www.nientedigrave.it/2008/09/benvenuti-su-nientedigraveit/</link>
		<comments>http://www.nientedigrave.it/2008/09/benvenuti-su-nientedigraveit/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 17:01:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Storie ed incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Ambrogio Dionigi]]></category>
		<category><![CDATA[Ilario di Poiter]]></category>
		<category><![CDATA[nietedigrave.it]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.nientedigrave.it/?p=38</guid>
		<description><![CDATA["Il nostro nemico non ci ferisce la schiena, ma carezza il ventre;
non confisca i beni per darci la vita, ma arricchisce per darci la morte;
non ci spinge verso la libertà gettandoci in prigione,
ma verso la schiavitù onorandoci nel suo palazzo;
non colpisce i fianchi, ma prende possesso del cuore;
non taglia la testa con la spada, ma uccide l'anima con l'oro e il denaro."
(Contro Costanzo, 5).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_184" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://lnx.nientedigrave.it/wp-content/uploads/11638696951rq.jpg"><img class="size-medium wp-image-184" title="11638696951rq" src="http://lnx.nientedigrave.it/wp-content/uploads/11638696951rq-300x300.jpg" alt="Nientedigrave" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Nientedigrave</p></div>
<p style="text-align: justify;">Carissimi affezionati di Nientedigrave, benvenuti in questa nuova edizione 2008/2009!</p>
<p style="text-align: justify;">Il sito è rinnovato praticamente in tutte le sue parti, ed inoltre abbiamo creato un nuovo logo di Nientedigrave.it che potete vedere qui a sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;immagine di testa del sito 2008/9 rappresenta delle ombre cinesi, si notano i corpi degli attori del teatro di <a href="http://www.imoschettieri.org/index.php">Camelot</a>. Quest&#8217;mmagine segue idealmente a le sagome umane dell&#8217;artista inglese Anton Gormley che si trovavano nell&#8217;edizione 2007/8. C&#8217;è una differenza notevole tra le due foto, differenza che però va vista in un&#8217;ottica di continuità. L&#8217;anno scorso erano statue inanimate, quest&#8217;anno sono i corpi veri dei teatranti diversabili di <a href="http://www.imoschettieri.org/index.php">Camelot</a>. Vuole esprimersi così anche il pecorso di maturazione che nientedigrave.it sta facendo a partire dal 2006.</p>
<p style="text-align: justify;">Presentato il sito, come sempre siamo pronti a nuovi passaggi e nuove sfide in questa complicata società desiderosi di confrontarci con il mondo della politica, della cultura, delle relazioni spicciole e di quelle più importanti. Convinti che mai come oggi le battaglie da combattere sono molte ed insidiose ma per meglio spiegare il mio pensiero mi rimetto alle profetiche parole di Ilario di Potier (V secolo):</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #666699;">&#8220;Il nostro nemico non ci ferisce la schiena, ma carezza il ventre;<br />
non confisca i beni per darci la vita, ma arricchisce per darci la morte;<br />
non ci spinge verso la libertà gettandoci in prigione,<br />
ma verso la schiavitù onorandoci nel suo palazzo;<br />
non colpisce i fianchi, ma prende possesso del cuore;<br />
non taglia la testa con la spada, ma uccide l&#8217;anima con l&#8217;oro e il denaro.&#8221;<br />
(Contro Costanzo, 5).</span></strong>
</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nientedigrave.it/2008/09/benvenuti-su-nientedigraveit/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
<enclosure url="http://lnx.nientedigrave.it/wp-content/uploads/2008/09/filmato.mov" length="926964" type="video/quicktime" />
			<itunes:keywords>Ambrogio Dionigi,Ilario di Poiter,nietedigrave.it</itunes:keywords>
		<itunes:subtitle>&quot;Il nostro nemico non ci ferisce la schiena, ma carezza il ventre; non confisca i beni per darci la vita, ma arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà gettandoci in prigione, ma verso la schiavitù onorandoci nel suo palazzo; non co...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>
Carissimi affezionati di Nientedigrave, benvenuti in questa nuova edizione 2008/2009!
Il sito è rinnovato praticamente in tutte le sue parti, ed inoltre abbiamo creato un nuovo logo di Nientedigrave.it che potete vedere qui a sinistra.
L&#039;immagine di testa del sito 2008/9 rappresenta delle ombre cinesi, si notano i corpi degli attori del teatro di Camelot (http://www.imoschettieri.org/index.php). Quest&#039;mmagine segue idealmente a le sagome umane dell&#039;artista inglese Anton Gormley che si trovavano nell&#039;edizione 2007/8. C&#039;è una differenza notevole tra le due foto, differenza che però va vista in un&#039;ottica di continuità. L&#039;anno scorso erano statue inanimate, quest&#039;anno sono i corpi veri dei teatranti diversabili di Camelot (http://www.imoschettieri.org/index.php). Vuole esprimersi così anche il pecorso di maturazione che nientedigrave.it sta facendo a partire dal 2006.
Presentato il sito, come sempre siamo pronti a nuovi passaggi e nuove sfide in questa complicata società desiderosi di confrontarci con il mondo della politica, della cultura, delle relazioni spicciole e di quelle più importanti. Convinti che mai come oggi le battaglie da combattere sono molte ed insidiose ma per meglio spiegare il mio pensiero mi rimetto alle profetiche parole di Ilario di Potier (V secolo):

&quot;Il nostro nemico non ci ferisce la schiena, ma carezza il ventre;
non confisca i beni per darci la vita, ma arricchisce per darci la morte;
non ci spinge verso la libertà gettandoci in prigione,
ma verso la schiavitù onorandoci nel suo palazzo;
non colpisce i fianchi, ma prende possesso del cuore;
non taglia la testa con la spada, ma uccide l&#039;anima con l&#039;oro e il denaro.&quot;
(Contro Costanzo, 5).


</itunes:summary>
		<itunes:author>Nientedigrave.it</itunes:author>
		<itunes:explicit>clean</itunes:explicit>
	</item>
		<item>
		<title>Anton Gormley</title>
		<link>http://www.nientedigrave.it/2007/09/anton-gormley/</link>
		<comments>http://www.nientedigrave.it/2007/09/anton-gormley/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 Sep 2007 20:22:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambrogio Dionigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Ambrogio Dionigi]]></category>
		<category><![CDATA[Anton gormley]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Arte inglese]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.nientedigrave.it/?p=156</guid>
		<description><![CDATA[a breve illustrazione dell’artista da cui ho tratto le opere che costituiscono il fotomontaggio (che ho creato io) testa di questa pagina. L’ artista si chiama Anton Gormley, ho avuto modo d’apprezzarlo questa estate in una sua esposizione titolata “Blind light” che si trovava nel Hayward gallery di Londra. E’ certamente molto apprezzto in tutta la Gran Bretagna e nel mondo, particolarmente suggestiva l’ istallazione londinese che pure in certo senso per mezzo delle sue opere (come le sagome umane che si vedono nella foto) “invadevano” la city essendo state posizionate in posizioni “spericolate” su tetti di grattacieli. E’ evidente come tali opere mai ripetitive, sempre nuove e spesso divertenti, pongano al centro seppure non sempre in modo esplicito la figura umana. Ho ritenuto che potessero essere una buona intestazione per questo sito.
In seguito indico le note bibliografiche e il sito personale di Gormley.

Antony Gormley
From Wikipedia, the free encyclopedia
•
Antony Mark David Gormley OBE (born 30 August 1950) is an English sculptor. His best known works include the Angel of the North, a public sculpture in Gateshead commissioned in 1995 and erected in February 1998, and Another Place on Crosby Beach near Liverpool.
Born the youngest of seven children, Gormley grew up in a well off family in Hampstead. Gormley studied at Ampleforth College, Yorkshire. He also studied at Trinity College, Cambridge from 1968 to 1971 before going to India and Sri Lanka to study Buddhism from 1971 to 1974. From 1974 onwards, he attended various colleges in London, completing his studies with a postgraduate course in sculpture at the Slade School of Art, University College London between 1977 and 1979. His career was given early support by Nicholas Serota who had been a near contemporary of Gormley's at Cambridge giving him a solo exhibition at the Whitechapel Art Gallery in 1981.
Almost all of his work takes the human body as its subject, with his own body used in many works as the basis for metal casts.
Gormley describes his work as "an attempt to materialise the place at the other side of appearance where we all live." Many of his works are based on moulds taken from his own body, or "the closest experience of matter that I will ever have and the only part of the material world that I live inside." His work attempts to treat the body not as a thing but a place and in making works that enclose the space of a particular body to identify a condition common to all human beings. The work is not symbolic but indexical - a trace of a real event of a real body in time.
Gormley won the Turner Prize in 1994 with Field for the British Isles.
The 2006 Sydney Biennale featured Gormley's Asian Field, an installation of 180,000 small clay figurines crafted by 350 Chinese villagers in five days from 100 tons of red clay. The appropriation of others works caused minor controversy, with some of the figurines being stolen in protest. Also in 2006, the burning of Gormley's 25-metre high "The Waste Man" formed the zenith of the Margate Exodus.
He is currently a trustee of the Baltic Centre for Contemporary Art and (since April 2007) of the British Museum. He is an Honorary Fellow of Trinity College, Cambridge.

http://www.antonygormley.com/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Desidero dare una breve illustrazione dell’artista da cui ho tratto le opere che costituiscono il fotomontaggio (che ho creato io) testa di questa pagina. L’ artista si chiama Anton Gormley, ho avuto modo d’apprezzarlo questa estate in una sua esposizione titolata “Blind light” che si trovava nel Hayward gallery di Londra. E’ certamente molto apprezzto in tutta la Gran Bretagna e nel mondo, particolarmente suggestiva l’ istallazione londinese che pure in certo senso per mezzo delle sue opere (come le sagome umane che si vedono nella foto) “invadevano” la city essendo state posizionate in posizioni “spericolate” su tetti di grattacieli. E’ evidente come tali opere mai ripetitive, sempre nuove e spesso divertenti, pongano al centro seppure non sempre in modo esplicito la figura umana. Ho ritenuto che potessero essere una buona intestazione per questo sito.</p>
<hr style="width: 100%; height: 2px;" />
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: x-small;">In seguito indico le note bibliografiche e il sito personale di Gormley. </span></div>
<p><span style="font-size: x-small;">Antony Gormley</span><br />
<span style="font-size: x-small;">From Wikipedia, the free encyclopedia</span><br />
<span style="font-size: x-small;">•</span><br />
<span style="font-size: x-small;">Antony Mark David Gormley OBE (born 30 August 1950) is an English sculptor. His best known works include the Angel of the North, a public sculpture in Gateshead commissioned in 1995 and erected in February 1998, and Another Place on Crosby Beach near Liverpool.</span><br />
<span style="font-size: x-small;">Born the youngest of seven children, Gormley grew up in a well off family in Hampstead. Gormley studied at Ampleforth College, Yorkshire. He also studied at Trinity College, Cambridge from 1968 to 1971 before going to India and Sri Lanka to study Buddhism from 1971 to 1974. From 1974 onwards, he attended various colleges in London, completing his studies with a postgraduate course in sculpture at the Slade School of Art, University College London between 1977 and 1979. His career was given early support by Nicholas Serota who had been a near contemporary of Gormley&#8217;s at Cambridge giving him a solo exhibition at the Whitechapel Art Gallery in 1981.</span><br />
<span style="font-size: x-small;">Almost all of his work takes the human body as its subject, with his own body used in many works as the basis for metal casts.</span><br />
<span style="font-size: x-small;">Gormley describes his work as &#8220;an attempt to materialise the place at the other side of appearance where we all live.&#8221; Many of his works are based on moulds taken from his own body, or &#8220;the closest experience of matter that I will ever have and the only part of the material world that I live inside.&#8221; His work attempts to treat the body not as a thing but a place and in making works that enclose the space of a particular body to identify a condition common to all human beings. The work is not symbolic but indexical &#8211; a trace of a real event of a real body in time.</span><br />
<span style="font-size: x-small;">Gormley won the Turner Prize in 1994 with Field for the British Isles.</span><br />
<span style="font-size: x-small;">The 2006 Sydney Biennale featured Gormley&#8217;s Asian Field, an installation of 180,000 small clay figurines crafted by 350 Chinese villagers in five days from 100 tons of red clay. The appropriation of others works caused minor controversy, with some of the figurines being stolen in protest. Also in 2006, the burning of Gormley&#8217;s 25-metre high &#8220;The Waste Man&#8221; formed the zenith of the Margate Exodus.</span><br />
<span style="font-size: x-small;">He is currently a trustee of the Baltic Centre for Contemporary Art and (since April 2007) of the British Museum. He is an Honorary Fellow of Trinity College, Cambridge.</span></p>
<hr style="width: 100%; height: 2px;" /><a href="http://www.antongormley.com/"><span style="font-weight: bold; font-size: small;">http://www.antonygormley.com/</span></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nientedigrave.it/2007/09/anton-gormley/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
