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Attualità

Ambrosoli la scia del lutto

Giorgio Ambrosoli

Giorgio Ambrosoli

Segnalo la lettura dell’articoo apparso sulla stampa il 29 settembre 2009 a firma del direttore Mario Calabresi.
L’articolo è tratto dal sito de La Stampa.

MARIO CALABRESI

Avevano appena finito di fare i conti con il dolore e con gli anniversari. Avevano ricostruito la memoria della vita e dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli tutti insieme, una vedova con i suoi tre figli, con lo stesso pudore e contegno con cui erano tornati a Milano all’alba della mattina del 12 luglio 1979, quando la mamma aveva chiesto ai bambini di salire in macchina senza fare colazione e senza spiegare perché. La forma alla memoria l’ha data Umberto – il figlio più piccolo dell’«eroe borghese» – ma Francesca e Filippo, ha spiegato, l’hanno «tenuto per mano nel fare i conti con questa storia». Una famiglia che non ha mai smesso di tenersi per mano, da quella mattina in cui uno accanto all’altro erano entrati nella chiesa di San Vittore per i funerali.

Ieri mattina Anna Lori Ambrosoli era seduta nella vecchia Aula magna della Bocconi, dove era in corso un convegno dedicato a suo marito e all’ex governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi, due uomini che avevano camminato nella solitudine di un’Italia feroce e corrotta e avevano pagato il rispetto delle regole e l’amore per il bene comune. Con la vita il primo, con la fine di una carriera il secondo. Anna Lori stava ascoltando il presidente della Rcs Piergaetano Marchetti citare brani tratti dal libro di suo figlio, intitolato «Qualunque cosa succeda». Una madre fiera di aver tramandato, senza rancori, «l’enorme valore positivo» delle scelte, della tenacia e del coraggio di suo marito.

Un uomo che scelse fino in fondo di fare il suo dovere come commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Sindona. A trent’anni dall’omicidio era finalmente venuto il tempo di una memoria serena, delle parole che pochi minuti prima aveva mandato il governatore Draghi ricordando Ambrosoli e Baffi come «due servitori dello Stato entrati nella storia del nostro Paese per il prezzo da loro pagato per la fedeltà ai principi, alle regole, al dovere». Poco più in là era seduta anche la figlia di Baffi, avevano ascoltato Mario Monti, Giovanni Bazoli e Ferruccio de Bortoli. Poi, mentre le parole scritte da Umberto riempivano l’Aula, proprio quel figlio più piccolo – che il giorno dell’omicidio del padre aveva solo 7 anni – ha chiesto alla madre di uscire in corridoio e le ha dato la notizia più terribile della sua vita: il fratello Filippo, di tre anni più grande, era stato trovato morto in casa. Un malore ha portato via questo figlio che aveva recuperato la sua serenità come disegnatore e incisore. Questa volta Anna Lori non ce l’ha fatta a reggere il dolore, come aveva fatto per anni per amore dei suoi ragazzi, ed è svenuta.

Difficile non pensare che trent’anni dopo Filippo abbia pagato ancora per quel gesto di tremenda violenza che gli aveva portato via il padre e segnato per sempre la vita. L’eco di quei quattro colpi di pistola, sparati nella notte tra l’11 e il 12 luglio 1979 da un killer ingaggiato negli Stati Uniti da Michele Sindona, ha raggiunto e colpito ancora una delle famiglie più composte, rette e ammirabili di questa Italia.

Non riesco a non pensare che c’è una profonda ingiustizia in tutto questo, non riesco a non rileggere una delle ultime pagine del libro di Umberto, in cui racconta quella mattina in cui ricevettero la notizia: «E’ veramente presto, c’è poca luce e poca gente in giro, anche in autostrada. Dopo circa un’ora ci fermiamo in una stazione di servizio: siamo usciti precipitosamente e bisogna che mangiamo qualcosa, beviamo del latte. In autogrill, la radio diffusa in sottofondo annuncia: “Assassinio nella notte, a Milano, del commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, Giorgio Ambrosoli”. La mamma inizia a parlare più in fretta e a voce alta per coprire la filodiffusione. Nella speranza che non abbiamo sentito ci porta fuori per risalire in macchina. Francesca, che pure si è fatta ogni possibile forza, piange la restante parte del viaggio, ma piano, cercando di non farsi vedere da me e Filippo: è la più grande di noi tre e anche se ha solo undici anni si sente di doverci proteggere». Mario Monti ha aspettato la fine del convegno per dare la notizia dal palco, voleva che l’omaggio ad Ambrosoli non si interrompesse, che gli studenti della Bocconi ascoltassero un esempio capace di illuminare una vita. Con quel garbo che è stato la cifra di una famiglia oggi spezzata.

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One comment for “Ambrosoli la scia del lutto”

  1. non ci sono parole per esprimere un dolore cosi grande per la madre per i fratelli ed infine anche per noi che vorremmo assomigliare in dignità, forza ed onestà a questa famiglia che ha forgiato il proprio essere dall’esperienza dell’eroe borghese, Giorgio Ambrosoli.Un abbraccio forte.

    Posted by daniela pioli | dicembre 23, 2009, 09:44

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