
Giustizia?
Oggetto: articolo apparso oggi sul quotidiano Terra
Patrizio Gonnella *
Aldo Bianzino, Marcello Lonzi, Federico Aldrovandi, la scuola Diaz, la caserma Bolzaneto, il carcere San Sebastiano di Sassari: persone e luoghi per i quali dovrebbe esserci un intervento riparatore dello Stato. Uno Stato che invece non solo si trincera dietro il mal funzionamento di una giustizia selettiva, ma si rende corresponsabile delle violenze perpetrate nelle sue carceri, nelle sue stazioni di polizia, nelle sue strade. Oggi le Nazioni Unite celebrano la giornata dedicata alle vittime della tortura. Pochi mesi fa il Parlamento ha bocciato un emendamento presentato dai radicali al disegno di legge sulla sicurezza che intendeva introdurre il reato di tortura nel nostro codice penale. L’emendamento voleva porre rimedio a una lacuna che oramai si protrae da ventidue anni, ossia da quando l’Italia ha ratificato la Convenzione dell’Onu contro la tortura. La maggioranza di centrodestra, nonostante si votasse segretamente, ha bocciato la norma. Per chi oggi ci governa la sicurezza viene brandita come un’arma diretta a erodere con progressiva brutalità il sistema dei diritti umani e delle garanzie personali. Si pensi alla quasi approvata norma che estende la permanenza nei centri di identificazione per stranieri fino a sei mesi o a quella che legalizza le ronde. La tortura mette a rischio la sicurezza delle persone, la loro integrità personale, a volte la loro vita. La tortura è un crimine contro l’umanità perseguito dal Tribunale Penale Internazionale. La tortura era lo strumento principe di intimidazione e di repressione nell’Argentina di Videla e nel Cile di Pinochet. Nel 2009 l’Italia è stata condannata per la prima volta dal 1950 dalla Corte sui diritti umani di Strasburgo per violazione dell’articolo che proibisce la tortura. La tortura è reato in Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Islanda, Lettonia, Lussemburgo, Macedonia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria. In Italia non è un crimine. L’Italia non ha inoltre ratificato il Protocollo alla Convenzione sulla tortura che impone a tutti gli Stati la creazione di organismi di controllo indipendenti dei propri luoghi di detenzione. Nel frattempo il ministro della Giustizia Alfano dice che il sovraffollamento non giustifica il ritorno al perdonismo. Caro Ministro, ci consenta, ma vivere in sei in dieci metri quadri costituisce una forma oggettiva di trattamento inumano e degradante, quasi di tortura. Fu Berlusconi nel 1996 a chiedere che fosse introdotto il crimine di tortura nel codice penale. Poi si è limitato a far approvare il lodo che lo immunizza e che porta il nome del Guardasigilli. Il segno di una triste parabola che ha codificato una giustizia per ricchi.
* Presidente di Antigone



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