Francesco P. raccomanda Into the wild. Leggete la sua recensione, la prima da quando ha finito il liceo dice lui! Gli sarà piaciuto proprio molto! A.
Andate a vedere Into the Wild. Raramente capita di imbattersi in film così belli, così densi di emozione visiva e sonora, così carichi di significato. La visione si fa coinvolgimento e partecipazione, ricerca e viaggio. Il tutto tra i meravigliosi paesaggi americani, nelle terre selvagge dove l’uomo si sente parte di una cosa più grande, dove il senso perdendosi si ritrova. L’Alaska e il deserto, le praterie dorate dal grano e la riva dell’oceano, i fiumi maestosi e le vette indisturbate: la vicenda si snoda come un cuore di tenebra, dove all’orrore finale del colonnello Kurtz corrisponde una verità più candida, che si svela al protagonista di questa incredibile storia, Chris McCandless.
Tratto da un romanzo di Jon Krakauer, Into the Wild è un classico film on the road, in cui un ragazzo, adempiuti quelli che ritiene i “doveri” verso la sua società -la laurea al college, gli ottimi voti-, decide di rinunciare a tutto e mettersi in viaggio. C’è un malessere di fondo nella vita di Chris, un disagio che lentamente diventa insopportabile, e ha nomi precisi: la supremazia del regno delle cose, l’ipocrisia di relazioni false, la lontananza dei genitori, l’esigenza di una ricerca di senso. Per eliminare tutto questo è necessario spogliarsi di ogni cosa. È un momento che in qualche modo ricorda i Centochiodi di Olmi: vengono bruciati i soldi, ci si disfa delle carte di credito, delle targhe, dell’identità. Chris si ribattezza Alexander Supertramp (da to tramp: vagabondare) e parte alla ricerca di quell’essenziale che l’uomo sembra aver dimenticato. In viaggio per un’America incantevole Alex fa scoperta di un’essenzialità che si declina nelle diverse tonalità dell’incontro. Ma sembra che la presa di coscienza finale debba per forza passare attraverso la ricerca di una solitudine assoluta in cui misurare il proprio bisogno degli altri. Nel viaggio estremo verso l’Alaska, la natura, pur rimanendo di infinita bellezza, riacquista il suo ruolo ostile e minaccioso. Il viaggio di formazione, di scoperta del proprio mondo interiore e dei suoi limiti si conclude con un’epifania finale in cui il cambiamento in fondo sta nel chiamare le cose col proprio nome.. “La felicità non è reale se non è condivisa” scrive Chris sul suo quaderno. E questa è la sua illuminazione, questa la sua saggezza.
Into the Wild è un racconto iniziatico ed esistenziale: il viaggio diventa metafora di una nuova vita in cui è possibile ritrovare innanzitutto se stessi e quindi il valore che gli altri hanno nella nostra esistenza. E non a caso il film viene diviso dal regista Sean Penn in diversi capitoli che ripercorrono l’esistenza umana, dalla nascita alla conquista della saggezza finale, in un’integrazione dell’esperianza on the road con quell’autentica identità a cui inizialmente si voleva abdicare.
É un film che invita a mettersi in viaggio col protagonista, con lo zaino e i pantaloncini corti. È un invito alla strada. È l’augurio che ci siano altri con te a goderne.




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